Cosa raccontano i piedi

La lettura-interpretazione dei messaggi che ci inviano le estremità inferiori non si ferma solo all’identificazione topografica degli organi corrispondenti, ma è volta a una visione tridimensionale

A cura di Laozu Baldassarre 16 May 2017
Cosa raccontano i piedi

La Reflessologia Zu ha una visione semeiotica olistica della reflessologia. La parola semeiotica o semiotica, deriva dal termine greco semeion, che vuol dire segno. In campo diagnostico clinico è la disciplina che studia i segni del corpo e si applica alle relazioni tra sintomi e malattie. Nella semeiotica il segno è inteso come l’elemento minimo di rimando, per studio del segno s’intende la ricerca del livello più semplice, quasi astratto della relazione duale che lega il significato al significante.
Se consideriamo il segno in generale qualcosa che rinvia a qualcos’altro, si può dire che la semeiotica è la disciplina che studia i fenomeni di significazione e di comunicazione. Per significazione s’intende la relazione che lega qualcosa di materico e presente a qualcosa d’assente, che non c’è, in realtà in quel momento mancano solo le condizioni per il suo apparire. Due cartelli, uno con il disegno di una scala l’altro con l’immagine di un ascensore, quando scelgo e metto in pratica sto usando una relazione di significazione, attivo un processo di comunicazione.
Le relazioni di significazione definiscono il sistema che viene a essere il presupposto dei processi di comunicazione. I cartelli scale e ascensore mi rimandano all’idea che in una direzione incontro le scale e nell’altra l’ascensore, ma sia l’una che l’altra non sono né le scale né l’ascensore. Quando attraverso i piedi prendo in considerazione calli, callosità, unghie incarnite, solchi, gonfiori, cedimenti tessutali eccetera, sto mettendo in pratica elementi di significazione.
La callosità corrispondente all’area riflessa dei polmoni mi rimanda all’idea che i polmoni stanno vivendo una situazione di pienezza organica, possibile presenza di catarro in eccesso, ma le callosità non sono i polmoni.

UNA VISIONE TRIDIMENSIONALE
Dei piedi s’interpreta la forma: longilinei, grossi, rigidi, muscolati, gonfi, piatti, cavi, le differenti colorazioni, nel loro complesso e in corrispondenza delle aree riflesse. La temperatura, caldi/freddi, secchi/sudati, il tipo di odore che emana la sudorazione: rancido, bruciato, fragrante, marcio, putrido.
Le callosità, possono essere bianche, grigie, marroni, trasparenti/gelatinose, secche o elastiche, presentare dei tagli...
Indicazioni importanti sono fornite anche dalle unghie: spesse, sottili, onicogrifotiche, coilonichiache, incarnite, striate orizzontalmente o verticalmente, differenti colorazioni per ogni dito e anche sullo stesso dito.
La lettura però non si ferma solo all’identificazione topografica degli organi corrispondenti, ma è volta a una visione tridimensionale. Pertanto quando massaggiamo o tocchiamo un paio di piedi, portiamo l’attenzione allo strato corporeo corrispondente: pelle, connettivo, cartilagini, vasi sanguigni, muscoli, ossa. La lettura quindi non è solo topografica, ha una tridimensionalità che va presa in considerazione, perché siamo tridimensionali, non siamo una mappa bidimensionale. Quando insegno, per semplificare l’apprendimento, propongo degli schemi didattici delle differenti aree dei piedi.
Sulla pianta si evidenziano principalmente manifestazioni di origine organica: callosità, solchi, cedimenti tessutali, artrosizzazioni i segni più comuni. La pianta dei piedi è in rapporto con la “terra” e sostiene tutto il nostro corpo. Tutte le alterazioni funzionali o strutturali degli organi interni influiscono sull’apparato muscolo scheletrico, che scaricando il proprio peso sui piedi, determina alterazioni adattative per l’equilibrio e la deambulazione.
L’area dorsale, opposta alla plantare, è in relazione con il “cielo”. Tendini in tensione, sono la manifestazione più evidente delle problematiche di origine energetica, dorsalmente, i piedi sono percorsi dai meridiani zu.
Zutaiyang, vescica, quinto dito. Zushaoyang, vescicola biliare, quarto dito. Zuyangming, stomaco, secondo e terzo dito. Zutaiyin, milza e Zujueyin, fegato, alluce. Differenziamo la predominanza dell’azione dell’uno rispetto all’altro prendendo in considerazione altri segni semeiotici, quali l’incarnimento dell’unghia corrispondente al punto 1, jing, del meridiano, se il piede e tendenzialmente piatto o cavo e altro ancora. Le dita, tra cielo e terra, con le loro alterazioni: dito a martello o uncino, sottoposte o sovrapposte, unghie incarnite, ci trasmettono problematiche di origine psicosomatiche.
Possiamo portare l’attenzione e dividere il piede in parte alta, centrale e bassa o, ancora, in relazione alla colorazione e struttura da considerare, all’interno dei cinque movimenti.

DAI PIEDI AL CORPO
Tutto ciò che sui piedi appare in più o in meno rispetto a un piede ideale è presente in più o in meno sul corpo. Se dovessi rappresentare dei piedi ideali con una scultura o un dipinto, non metterei alterazioni o deformazioni. Si considera in eccesso rispetto a un piede ideale, un gonfiore, un’artrosizzazione, una callosità..., in meno, una depressione, un cedimento legamentoso, un’ipotonia muscolare... I piedi ci possono apparire addotti, abdotti, supini, proni, cavi, piatti, estesi, flessi. In ogni piede ci sono ventisei ossa che si muovono per mezzo di trentadue articolazioni. Solo per camminare, in proporzioni diverse utilizziamo tutte le sessantaquattro articolazioni dei piedi. Quando due faccette articolari che costituiscono un’articolazione non sono perfettamente corrispondenti, fuori dell’asse articolare per un trauma o usura, tutte le altre articolazioni del piede e poi di lì salendo subiscono un effetto domino di compensazione alla ricerca di una postura antalgica.
Il peso è scaricato prima sulle articolazioni del piede interessato, poi sull’altro piede. Le ossa non si muovono da sole, sono mosse dai muscoli. Abbiamo muscoli lunghi, corti, superficiali, profondi, volontari, involontari, sopra, sotto, avanti, dietro. Un quesito che si pone è perché si contraggono alcuni muscoli e non altri. I muscoli del tronco e del collo si contraggono in relazione alla condizione degli organi sottostanti. La Reflessologia Zu ha una marcia in più, è arricchita dalla visione taoista che porta a prendere in considerazione i percorsi dei meridiani dell’agopuntura che interessano i muscoli. Nella visione taoista non c’è un solo tipo di dolore, questo concetto è, decodificato, organizzato, reso elemento diagnostico qualificante. Il dolore può essere acuto, sordo, superficiale, profondo, migrante; fisso, aumentare o diminuire con il movimento o le differenti temperature.

PROIEZIONE ORGANI RIFLESSI
Gli organi unici e centrali: cervello, colonna vertebrale, tiroide, stomaco, vescica, utero/prostata, sono identificati per metà su un piede e per metà sull’altro. Gli organi unici situati nella parte destra del corpo sono identificati sul piede destro, quelli della parte sinistra sul piede sinistro. Fegato, cistifellea, duodeno, piloro, colon ascendente, appendice, piede destro. Cardias, milza, colon discendente, piede sinistro.
Il cuore, benché situato al centro del torace e solo l’apice inferiore verso sinistra, è collocato a sinistra. Gli organi doppi: occhi, orecchie, narici, polmoni, reni, testicoli/ovaie, si trovano rispettivamente uno in ogni piede in corrispondenza del lato omologo. Gli elementi sopraelencatisono solo una parte del tutto. La lettura-interpretazione è arricchita dalla visione taoista attraverso i dettami dei principi dell’agopuntura: Sizhe (i quattro esami), Bagang (le otto regole diagnostiche), che permettono di fare un salto qualitativo. Sono da distinguere patologie d’organo da patologie di meridiano. Il corpo è percorso dai meridiani dell’agopuntura, questi sono presi in considerazione da un punto di vista diagnostico e terapeutico, anatomico e riflesso.

VISIONE DINAMICA
La lettura-interpretazione dei messaggi che il corpo c’invia è dinamica. Quando ci sottoponiamo a una radiografia della colonna vertebrale siamo invitati a stare fermi, eretti, senza respirare, poi porteremo la radiografia all’ortopedico affinché la visioni, la faremo vedere al chiropratico, all’osteopata e a quanti altri ce la chiederanno. Con il passare del tempo, quante volte la forma della colonna radiografata corrisponderà alle nostre posizioni? Probabilmente solo quando ci porremo nuovamente nella posizione durante la quale siamo stati radiografati: eretti, in piedi, senza respirare. Per il resto della nostra giornata quella radiografia non corrisponde più alla nostra postura.
Esempio: il paziente è sdraiato sul lettino, la testa inclinata a sinistra e i piedi a destra, se si esegue una radiografia dall’alto risulta un atteggiamento scoliotico con le vertebre dorsali destre convesse. Se radiografiamo la stessa persona in piedi, la colonna assume un atteggiamento scoliotico opposto, perché il centro dell’equilibrio, situato nell’orecchio interno, ci porta ad assumere una posizione compensativa. Durante la seduta reflessologica, secondo l’argomento trattato, emozionale o razionale, il paziente muove la testa, la colonna, il bacino e gli arti inferiori involontariamente, ora da un lato ora dall’altro, dandoci così indicazioni che sta elaborando le informazioni con predominanza dell’emisfero cerebrale destro o sinistro.
Laozu53@gmail.com

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