Equilibrare le energie

Tutto il corpo è sede di riflessi nervosi, ma questi sono particolarmente sensibili soprattutto nella testa, nelle mani e nei piedi. È su queste estremità che la riflessologia agisce per armonizzare il corpo e riportare il benessere nell’individuo

A cura di Cristina Buzzacchi* 16 May 2017
Equilibrare le energie

Il massaggio riflessogeno plantare, più comunemente conosciuto come “riflessologia”, praticato come antistress e antidolorifico, risale a tempi remoti e si è diffuso presso molti popoli. Una testimonianza tra le più antiche che ci sono pervenute risale al 2330 a.C. Si tratta di un dipinto murale rinvenuto nella piramide egizia di Saqquara, nella tomba di un medico. L’affresco rappresenta due persone che inequivocabilmente stanno eseguendo un massaggio sulle mani e sui piedi di altre persone. Una scritta in geroglifico descrive il massaggio come un’arte medica per la cura della salute. Purtroppo di tale metodica si persero ulteriori testimonianze e documenti durante l’incendio di Alessandria. 
Altri cultori della riflessologia tra i popoli antichi sono stati i cinesi, i quali l’hanno utilizzata insieme all’agopuntura e alla digitopressione. In Europa, fin dal periodo Ippocratico, ci sono accenni alla riflessologia su mani e piedi, ma in realtà un corpus organico di conoscenza ci arriva solo agli inizi del secolo scorso attraverso un  otorinolaringoiatra americano, William Fitzgerald. 
Egli approfondì le sue ricerche dopo avere osservato, durante i suoi viaggi, gli sciamani pellerossa che riuscivano a calmare dolori anche molto forti comprimendo punti dei piedi e delle mani di uomini e donne che si sottoponevano alle loro cure. A lui si deve la suddivisione del corpo in dieci linee immaginarie longitudinali anteriori e posteriori, dette appunto “linee di Fitzgerald” che, partendo dalla testa e arrivando alle estremità (ai piedi e alle mani), dividono il corpo umano in altrettante zone, che sono alla base della riflessologia plantare. La tecnica e la prima mappa dei piedi fu poi messa a punto dalla terapista statunitense Eunice Ingham e alcuni suoi allievi la reintrodussero in Europa ampliandola ulteriormente negli anni ‘60. In Italia la disciplina fu divulgata da Elipio Zamboni ed Erasmo Buzzacchi. 

ARMONIZZARE IL CORPO
Da quell’inizio molti anni sono passati e il mondo si è profondamente evoluto, ma le origini dell’uomo non possono cambiare in  maniera del tutto radicale. L’essenza dell’individuo è rimasta inalterata e i percorsi nervosi sono sempre all’origine delle sue reazioni fisiche e psichiche. 
Ed è proprio su queste risposte e su questi meccanismi che si fondano le basi della riflessologia che sono volte a ristabilire quell’equilibrio omeostatico che rappresenta la base del benessere dell’individuo.
Il massaggio riflessogeno, infatti, lavora proprio sull’armonizzazione dei meccanismi corporei, al fine di rimettere in moto quei processi di autoguarigione che sono insiti nella  struttura umana e che dovrebbero consentire all’organismo di recuperare il proprio benessere in modo autonomo.
Con la sempre più ampia applicazione, il metodo trovava in seguito una maggiore precisazione congiuntamente ad una trasposizione dall’empirismo iniziale a una scientificità che, per alcuni aspetti, si rapporta alla medicina occidentale sia per quanto riguarda le  teorie neurologiche, sia per quanto riguarda il trattamento che segue principi di anatomia e fisiologia delle aree riflesse.
“Il riflessologo non è un medico, non prescrive e non diagnostica, si limita a prendersi cura della persona che si affida a lui per il ripristino del suo equilibrio corporeo”. Tale passaggio fondamentale è espresso come clausola fondamentale nel codice deontologico di comportamento degli operatori 
ll concetto base su cui si fonda la riflessologia è quello che vede nel massaggio su specifici punti delle estremità del corpo, soprattutto quella dei piedi, un’azione ripristinatrice delle funzionalità di organi e apparati. La tecnica riflessologica esula dal classico concetto di intervento sul sintomo, per privilegiare la ricerca di un ripristino dell’omeostasi corporea. 
Attraverso la risposta che si può ottenere da una ricerca accurata della stimolazione delle specifiche zone del piede, è possibile valutare la situazione psicofisica del soggetto che il riflessologo deve trattare. É quindi importante che chi intende intraprendere un percorso di studio sulla riflessologia abbia una buona conoscenza dei meccanismi del corpo, ed una certa sensibilità ad affrontare implicazioni di carattere emotivo e psicologico che non possono essere lette separatamente. 

ANCHE LE MANI
Ma la riflessologia, oltre al massaggio plantare, può essere effettuata anche sulle mani quando sia difficile o impossibile agire sui piedi, La riflessologia della mano rende più agevole l’approccio con la persona che si vuole curare perché, attraverso il tocco  delle mani, oltre a non violarne la privacy, è possibile intrattenere con essa un rapporto più intimo ed amichevole.
Rispetto al piede, poi, la mano presenta il vantaggio di essere sempre disponibile in ogni circostanza, luogo o ambiente. A differenza del massaggio del piede, che richiede un certo tipo di preparazione, di conoscenza specifica della materia, per la mano è più semplice insegnare l’autotrattamento e, in realtà, se non si vuole fare un trattamento completo sulle zone riflesse, tutto può essere lasciato alla sensibilità di chi effettua il massaggio, in quanto è sufficiente eseguire delle pressioni o degli sfioramenti su determinati punti per ottenere un effetto rilassante o rivitalizzante a seconda delle esigenze.
Il massaggio della mano costituisce una formula vincente quando ci si vuole liberarsi velocemente di un mal di schiena, di testa, di pancia o di denti e non si è nella situazione ottimale per togliersi scarpe e calze ed eseguire un massaggio del piede, anche se i suoi effetti hanno una durata meno stabile rispetto al trattamento sul piede.

IL MASSAGGIO ZONALE 
Consiste nella sollecitazione di tutti gli apparati del corpo riflessi nel piede, soffermandosi sui punti dolenti (che si trovano sui piedi e che corrispondono alle varie parti del corpo). Il cliente viene fatto stendere su un lettino con le gambe leggermente divaricate e un cuscino sotto le ginocchia, per facilitare il rilassamento delle estremità inferiori. Il terapeuta sta seduto davanti a lui in modo da potergli afferrare i piedi e, contemporaneamente, osservarne il viso per controllarne le reazioni.
Nella tecnica operativa  occidentale, l’azione principale è quella svolta dal pollice dell’operatore, le altre dita sono utilizzate come supporto alla sua azione. La tecnica detta a “lombrico” o a “bruco” o “tecnica a flusso” consiste in flessioni ed estensioni dell’articolazione che unisce le due falangi del pollice (interfalangea del pollice), eseguite in avanzamento progressivo. La flessione del pollice non dovrebbe mai portare il pollice ad un’angolazione superiore ai 75°, mentre la distensione non dovrebbe essere completa (per evitare di staccare il polpastrello dal piede). L’avanzamento, infine, non deve essere eccessivo (mezzo centimetro). Alternando i due movimenti si avranno quindi due momenti: uno passivo e l’altro attivo, che ripetuti in modo ritmico nell’area di pochi millimetri produrranno un movimento ondulatorio. 

TRE OBIETTIVI
La riflessologia plantare tende al miglioramento in tre ambiti principali: congestione, infiammazione e tensione. L’obiettivo è quello di eliminare gradualmente, durante le sedute, queste condizioni spesso interconnesse, riuscendo a ripristinare l’equilibrio del corpo, per fare ciò è necessario seguire dei passaggi.
Rilassamento. Se la persona da trattare presenta nervosismo o inquietudine, prima di iniziare il massaggio riflessogeno vero e proprio vanno effettuate delle manovre di rilassamento o armonizzanti, poiché questo stato d’animo incide sempre negativamente sui sintomi che accompagnano qualsiasi tipo di disturbo, in quanto il sistema nervoso gioca un ruolo determinante nella complessa economia dell’equilibrio corporeo.
Inoltre, effettuare delle manovre permette di entrare in contatto con la persona, percepire la mobilità articolare, il tessuto, vedere se ci sono delle zone che presentano delle particolarità ecc. Il primo traguardo sulla via del benessere, quindi, passa attraverso le manovre di rilassamento che, oltre ad indurre una piacevole sensazione di quiete e di serenità a livello psicologico, predispongono anche gli organi interni a recepire il messaggio che, per via riflessa, viene loro inviato. In tal modo si iniziano ad attivare quei processi di autoguarigione che sono alla base dei meccanismi propri delle tecniche naturali che prescindono da qualsiasi intervento di natura chimica o farmacologica.
La depurazione. Un punto estremamente importante, in particolare all’inizio del ciclo di trattamenti, è costituito dal massaggio sulle zone riflesse degli organi emuntori. Ciò permette di stimolare l’organismo e di aiutarlo a mettere in moto tutte le  azioni drenanti espellendo il carico di tossine o scorie che ognuno di noi accumula quotidianamente. 
Quindi, per ottenere dei buoni risultati da un trattamento riflessogeno è consigliabile preparare il terreno inducendo e favorendo il buon funzionamento dei reni (filtro per le scorie e le tossine che elimina tramite le urine); della circolazione linfatica (la via attraverso la quale i prodotti di scarto del nostro organismo vengono veicolati verso il sangue che li trasporta agli organi emuntori deputati all’espulsione); del fegato e della cistifellea (organo filtro di fondamentale e vitale importanza, la nostra centrale di trasformazione bio chimica); dell’intestino (evacuazione intestinale); dei polmoni e della pelle. Un  eccessivo carico di tossine può manifestarsi attraverso sintomatologie quali, per esempio, cefalea recidivante, disturbi digestivi, formazione di gas intestinali, sudorazione sgradevole e/o eccessiva, cellulite, eczemi e problemi di pelle, soprappeso, stanchezza, irritabilità o nervosismo, fastidio a odori o profumi, ritenzione idrica ecc.
Questo primo passo di drenaggio e disintossicazione è basilare ai fini della buona riuscita di un trattamento riflessogeno che, in seguito, potrà divenire più specifico e orientarsi in maniera più mirata ad affrontare problematiche personali, sempre nell’ottica della ricerca di un riequilibrio generale, in grado di ripristinare uno stato di benessere. 
L’effetto antidolore. Uno degli obiettivi del massaggio riflessogeno è la remissione del dolore. Chi si sottopone ad un trattamento, in genere desidera innanzitutto combattere un problema legato ad una sindrome dolorosa. Molte persone sono reduci da terapie farmacologiche pesanti e vorrebbero raggiungere il proposito di alleviare le proprie sofferenze in maniera meno invasiva. In questi casi la riflessologia interviene in maniera estremamente efficace grazie alla sua capacità di stimolare la produzione di endorfine, quelle sostanze prodotte dal cervello che agiscono in maniera autonoma  contro il dolore di qualsiasi natura. Questa manovra è molto valida quale azione di pronto intervento, ma deve essere considerata come il complemento di un trattamento che richiede, in seguito, una più approfondita azione sulle cause che stanno all’origine della sindrome dolorosa. 
Il miglioramento delle circolazioni linfatica e sanguigna. Per conservare un buon equilibrio fisico è necessario che sangue e linfa scorrano agevolmente nel nostro corpo. Per far ciò possiamo agire  stimolando i riflessi della zona circolatoria del piede, o attraverso manovre sulla loro struttura periferica plantare (la spugna di Lejart) che invia il sangue dalla periferia verso il  cuore favorendo così una migliore circolazione di  ritorno. Anche la circolazione linfatica viene in tal modo stimolata, con grande vantaggio per tutto il sistema immunitario.
Il riequilibrio delle energie. Infine, l’azione del massaggio riflessogeno incide positivamente sull’equilibrio generale del fisico, compensando automaticamente quegli eccessi o quelle carenze che si vengono a creare a carico di alcuni organi originando quegli scompensi che determinano a volte dei disturbi inspiegabili che, in molti  casi, vengono risolti ripristinando l’armonia generale dell’organismo.
I tempi e le cadenze. Per ottenere  dei buoni risultati da un massaggio riflessogeno plantare è consigliabile agire con prudenza nelle prime sedute. È infatti importante entrare in sintonia con il soggetto che si deve trattare per giungere ad una perfetta interpretazione di quelli che sono i suoi ritmi, la sua sensibilità e le sue reazioni. Infatti, il ritmo del massaggio (velocità o lentezza - intensità - leggerezza o pesantezza del tocco) va calibrato oltre che su aspetti tecnici anche, e soprattutto, sulla persona sul lettino. È bene tenere presente che ogni individuo ha una sua struttura, una sua personalità e una modalità di percepire gli impulsi. Non esiste un intervento che possa venire generalizzato e adattato a chiunque e la miglior dote di  un buon riflessologo consiste nell’essere in grado di comprendere, valutare e sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda di ogni singola persona che si rivolge a lui per essere trattata.
In Italia attualmente operano varie scuole, è consigliabile per chi volesse intraprendere la professione seguire un percorso che abbia al suo interno almeno 500 ore formative teorico/pratiche, al fine di acquisire una buona preparazione come operatore.

*Cristina Buzzacchi, Scuola Riflessologia Metodo CIRF
Centro Italiano Riflessologia Fitzgerald
Affiliata Associazione Italiana Riflessologhi federati
segreteriacirf@libero.it
www.cirfriflessologia.com

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