La stimolazione facciale

Nato in Vietnam, il Dien Chan è frutto di molti anni di studi e di applicazioni. Questa tecnica si base sul fatto che tutte le parti del corpo corrispondono a piccole aree del viso. Lavorando su una zona riflessa, viene raggiunto l’organo o la funzione corrispondente ripristinandone il flusso energetico

A cura di Beatrice Moricoli e Vittorio Bergagnini - SIRFA, Accademia Dien Chan Italia, Milano 16 May 2017
La stimolazione facciale

Il Dien Cham (stimolazione del volto con gli aghi), che poi diviene Dien Chan (diagnostica del volto attraverso la stimolazione) e termina nella fusione dei due Dien Cham®, è la Riflessologia Facciale vietnamita. Questa tecnica consente di lavorare a livello preventivo, di mantenimento, in fase acuta con o senza dolore. Dà inoltre la possibilità di autotrattarsi utilizzando le proprie mani in qualunque momento del giorno o della notte, in assoluta autonomia, qualunque disarmonia energetica si manifesti sotto forma di malattia o semplice disturbo.
Negli anni si è molto semplificata nella sua struttura, sia nel numero di mappe riflesse da studiare ed utilizzare, sia nel numero di punti considerati interessanti: dai 633 trovati a 50 circa. Anche gli strumenti hanno dovuto cambiare: gli aghi non si potevano utilizzare a meno di essere dei dottori, quindi sono stati studiati strumenti specifici dall’ideatore della tecnica il Professor Chau. Ma i migliori strumenti rimangono, ad oggi, le dita delle mani.
È ottima per alleviare i dolori in breve tempo inducendo analgesia, agendo a differenti livelli del sistema nervoso centrale effettuando pressioni della durata di qualche istante sulle zone riflesse corrispondenti al punto del corpo che risulta dolente. Certo, in questi casi la pressione utilizzata è spesso dolente, ma la durata è breve, il risultato ricercato è lenire il dolore sino a farlo sparire. 
Ma questa non è la modalità che consente di impostare un trattamento più approfondito, che ha lo scopo di lavorare sul sintomo del momento, senza scordarci che quando un sintomo si manifesta è sempre il risultato di concause a livello fisico, mentale, emozionale, spirituale ed animico e quindi è necessario impostare un lavoro più approfondito e continuativo.
Per rendere efficace lo sblocco energetico bisogna essere costanti nella ripetizione delle stimolazioni (nell’auto trattamento consigliato a chi ha problematiche da risolvere) e bisogna essere in grado di strutturare trattamenti della durata di 30 o 60 minuti nel caso siano dei terapeuti a praticarli. Questo sviluppo della tecnica ci consente di effettuare trattamenti su riceventi sia in posizione seduta che da sdraiati.

I BLOCCHI ENERGETICI
Le riflessologie trasmettono il loro messaggio attraverso il sistema nervoso, significa che stimolando delle zone periferiche del corpo, ed in questo caso parliamo del viso, raggiungiamo il cervello dove esiste un database eccezionale contenente la storia di ogni organo e funzione di cui siamo costituiti e consentiamo che l’informazione corretta (come depositata nel database) parta nuovamente e raggiunga l’organo o la funzione in questione.
L’efficacia di questa tecnica non ha pari, in quanto la possibilità di auto trattarsi consente di riproporre più volte nella giornata lo stesso comando al cervello che lo trasmetterà attraverso il sistema nervoso periferico all’organo o alla funzione interessata. Inoltre sul volto sono presenti le autostrade del sistema nervoso: gli organi di senso, che amplificano l’efficacia della stimolazione.
Il nucleo del trattamento sta nel cosiddetto Protocollo: quando nel corpo si manifestano dolori o malfunzionamento di alcuni apparati, significa che siamo in presenza di uno o più blocchi energetici.
Un blocco energetico, in genere, prima di manifestarsi a livello organico può avere un percorso lunghissimo o breve (non lo possiamo sapere), questo significa che dal momento del blocco alla sua manifestazione abbiamo tutto il tempo di ripristinare il corretto circuito energetico, evitando di giungere alla manifestazione fisica.
Quando dobbiamo aiutare un apparato in difficoltà, il miglior modo è quello di stimolare le zone riflesse che lo rappresentano sul viso tutte le volte che possiamo e che lo desideriamo, raggiungendolo attraverso il sistema nervoso periferico. Nessuno è in grado di conoscere in quale percentuale ogni organo interviene nel blocco energetico di un apparato, ecco perché è necessario lavorare tutto l’apparato che contiene l’organo in difficoltà ed insistere successivamente sulle zone dell’organo specifico.
Questo lavoro, ben articolato e ripetuto, consentirà di rimuovere i blocchi energetici dando vita a varie e differenti manifestazioni, che verranno lavorate di volta in volta seguendo i nuovi sintomi dichiarati dal nostro ricevente. Il trattamento allevia disturbi come mal di testa, mal di schiena, dolori muscolari e articolari. Aiuta ad allentare ansia e stress. Combatte l’insonnia. E non solo: distende i tratti e leviga la pelle. 

PRINCIPI BASE E OBIETTIVI
La base è che tutte le parti del corpo corrispondono a piccole aree sul viso. Ogni volta che si lavora su una zona riflessa, attraverso il sistema nervoso, raggiungiamo l’organo o la funzione che le corrisponde, ripristinandone il flusso energetico. In pratica è come se riprogrammassimo la memoria di quell’organo, perché possa riprendere a funzionare correttamente. Il professore Bui Quoc Chau ha messo a punto le mappe riflesse del volto partendo da un principio semplice che si è dimostrato, nella pratica, più che mai vero: il viso è la sede naturale dei cinque organi di senso, che hanno il compito di trasferire ciò che percepiscono dall’esterno al nostro cervello. Oltre a vista, olfatto, udito, gusto, nel volto ha sede anche il tatto. Con la pelle infatti, noi possiamo “sentire”. E quella del viso ha una straordinaria sensibilità. Agendo sul volto, la risposta allo stimolo risulta estremamente efficace perché nelle altre zone del corpo trattate dai diversi approcci di riflessologia (piedi, mani ecc.) risiede solo il senso del tatto.
Vediamo ora quali sono gli obiettivi che si prefigge la tecnica Dien Chan. Riequilibrare il corretto circuito energetico nel corpo e rimuovere blocchi interni causati da traumi fisici ed emozionali. Togliere gli stati di dolore, in modo rapido e a volte definitivo. Lavorare a livello di pronto soccorso su strappi muscolari, distorsioni, fratture, problemi alle articolazioni di varia gravità. 
È una tecnica terapeutica valida per la prevenzione di disturbi e disarmonie cronici come problemi digestivi, insonnia, stati di ansia, mal di testa di varia origine. In particolare, risulta molto efficace sull’apparato osteo-articolare e muscolare. Inoltre, in caso di gravi malattie che richiedono l’utilizzo di farmaci importanti, consente di gestire meglio gli effetti collaterali causati dai medicinali senza doverne assumere altri. Agisce, infatti, con efficacia su nausea, mal di stomaco, mal di testa anche improvvisi o notturni.

MODALITÀ DEI TRATTAMENTI
Si tratta il viso con le mani, utilizzando le dita, le nocche, i polpastrelli, o con piccoli strumenti, disegnati dall’ideatore della tecnica e prodotti in Vietnam (come rulli e sfere dentati di piccole dimensioni in ottone, in metallo, di plastica, ma non solo).
Occorre ricordare che questa tecnica nasce in Vietnam come esigenza di potersi curare da soli. Non a caso è l’unica riflessologia che si può eseguire su se stessi senza creare dei blocchi energetici durante l’auto trattamento. La tecnica si insegna ai “riceventi” proprio per metterli in condizione di agire su se stessi, durante il percorso di cura presso la nostra Accademia, ma anche dopo. Perché lo scopo del Dien Chan è far capire alla persona che anche da sola può fare qualcosa per se stessa.
I trattamenti durano da 5 minuti a un’ora. Quelli brevi, di pronto soccorso, si possono eseguire in qualunque momento e in qualsiasi luogo, mentre i trattamenti di un’ora necessitano di un ambiente professionale, ben areato, meglio se con sottofondo di musica rilassante.
L’operatore si dispone dietro la testa del ricevente, dopo averlo fatto accomodare sul lettino in posizione supina con un lungo cuscino sotto le ginocchia e una coperta, se lo desidera.
Nelle sedute di un’ora si dedicano 15 minuti all’ascolto del ricevente per capire le sue motivazioni, i suoi bisogni e la sua storia clinica. Quindi si inizia il trattamento con gesti precisi e specifici. Le zone da stimolare si stabiliscono in base a un protocollo, da personalizzare a seconda della disarmonia riscontrata, seguendo uno o più schemi di riflesso previsti. La manualità che si pratica è molto dolce nella prima fase, quella del rilassamento, e può rimanere tale sino alla fine del lavoro o diventare più incisiva. In genere il rilassamento è talmente profondo che l’ora passa in silenzio perché il ricevente si addormenta. Alla fine della seduta spieghiamo quali manualità eseguire da soli sino all’incontro successivo, per mantenere libero il circuito energetico.
Chiediamo inoltre al ricevente di tenere un diario, su cui annotare la frequenza delle auto stimolazioni sui punti riflessi e gli effetti ottenuti. Questo consentirà all’operatore di scegliere una nuova modalità di lavoro sul viso, in base alle risposte ottenute durante la settimana.

DBN Magazine Partner

Articoli correlati

Contatti

Via Taormina, 11 - 20159 Milano
Mobile: 3927293728

Resta in contatto:

Informazioni:

Copyright © NaturalMag. Tutti i dirittti sono riservati.
E' vietata la riproduzione anche parziale senza autorizzazione della casa editrice.
Designed by Movie&Web