Le callosità padre/madre

Le callosità rappresentano un importante punto di osservazione per aiutare i pazienti a modificare l’atteggiamento di fronte a situazioni conflittuali

A cura di Laozu Baldassarre 16 May 2017
Le callosità padre/madre

Le interpretazioni delle callosità mediali, dell’alluce e del calcagno, nell’ambito della Reflessologia Zu sono di grande importanza, esse ci danno indicazioni riferite alle problematiche primarie del soggetto in esame. La callosità mediale dell’alluce ci indica che le problematiche principali sono nella parte alta del corpo, sintomi associabili alla testa e alle sue funzioni, al plesso cervico brachiale, che coinvolge il collo, le spalle, le braccia, le mani, la parte alta del torace. Quando la persona denuncia problemi nella parte bassa, sono da considerarsi secondari o compensativi. Viceversa, se la callosità più importante è sull’area mediale del calcagno, le problematiche principali sono della parte inferiore, dal diaframma in giù, secondarie o compensative quelle denunciate nella parte superiore. Per parte bassa intendiamo le problematiche degli organi interni dell’addome, delle anche, degli arti inferiori fino ai piedi.
Definiamo callosità padre la mediale dell’alluce e callosità madre la mediale del calcagno. Se sollecitiamo con uno strumento appuntito una di queste callosità, il paziente non denuncia alcun disagio perché sono uno strato corneo, cellule epiteliali morte. La callosità la possiamo grattugiare, molare o tagliare con specifici attrezzi senza che dia il minimo disagio. La callosità ha la funzione di proteggere l’ipersensibilità delle terminazioni nervose sottostanti; quando è eccessiva, diventa un corpo estraneo tra la scarpa e il piede fino a determinare alterazioni alla deambulazione. Se sollecito la stessa callosità con la punta del pollice, con movimento vibratorio, leggermente penetrante, dopo pochi secondi il paziente denuncia dolore acuto, come se stessi punzecchiando con qualcosa di acuminato, ma è evidente che il dolore non è determinato dalla forza del massaggio bensì dall’ipersensibilità delle terminazioni sottostanti protette dalla callosità.

DIFFERENZE SOSTANZIALI
La callosità dell’alluce è una delle somatizzazioni più caratterizzanti e importanti della Reflessologia Zu. Si somatizza ciò che non si verbalizza. Non si verbalizza per le contingenze che lo impediscono o perché non si ha la consapevolezza del disagio che dovrebbe essere verbalizzato e denunciato. Durante la lettura reflessologica prendiamo in considerazione prima l’alluce sinistro poi il destro, è molto importante, perché la parte sinistra del nostro corpo somatizza le problematiche primordiali, istintive, quindi cronologicamente anche i vissuti dei primi anni di vita.
Questa constatazione ci permette di fare un altro importante passo in avanti, quasi da poter dire di aver fatto un’altra metà della diagnosi riflessa. Osservare quale callosità - piede sinistro o destro - è più evidente rispetto all’altra. Durante l’identificazione chiudiamo gli occhi e ci lasciamo guidare dalla percezione tattile. La privazione sensoriale visiva fa sì che il cervello elabori l’informazione tattile amplificandola. Ciò che potrebbe sembrare una callosità quantitativamente insignificante, è percepita in tutta la sua intensità. Se la callosità più evidente è dell’alluce sinistro, abbiamo l’indicazione che il padre ha creato dei limiti nello sviluppo della personalità dell’esaminato, che non ha tagliato il cordone ombelicale nei suoi confronti. Definiamo quindi la situazione: “un padre mai perdonato”.
Per il bambino, il padre dovrebbe rappresentare l’archetipo primario di riferimento per lo sviluppo della sua personalità. Dovrebbe vedere nel padre l’immagine della giusta autorità, il comando, “il capo-testa”, chi guida la famiglia. Se questi si è rivelato troppo forte, repressivo o, all’opposto, è venuto meno al senso di autorità che avrebbe dovuto rappresentare (succube della madre, si comportava come un fratello maggiore, era poco presente in casa per lavoro, malattia, separazione o altri mille motivi contingenti), la percezione che il bambino vive, è di non avere un padre come si vorrebbe, ciò è causa di limitazioni nello sviluppo della personalità.
Atteggiamenti e comportamenti farciti di “no”, riferibili al tentativo di divenire padre di se stesso, diventano all’ordine del giorno. Per difendersi il bambino crea immagini protettive nella sua psiche e assume comportamenti di autodifesa. Nell’interpretare le callosità della parte mediale dell’alluce e del calcagno è necessario considerare se esse appartengano a un uomo o a una donna. L’interpretazione della callosità padre è ben più grave se è presente in un uomo anziché in una donna, perché ha a che fare con l’affermazione della propria identità maschile: un maschio in conflitto con il suo sé. Se la callosità appare invece sui piedi di una donna, il problema è relativamente minore, perché la donna si pone in maniera conflittuale e non complementare nei confronti del maschile, ma ciò non crea una situazione importante e grave quale il conflitto con il proprio archetipo femminile.

INDIVIDUARE LE CAUSE
La callosità primaria sull’alluce destro invece, indica che le problematiche non hanno avuto un’origine nell’infanzia, ma si sono generate nel periodo adulto, non è quindi il padre/genitore causa principale di questa manifestazione. Il soggetto vive una situazione conflittuale con il principio di autorità, ordine costituito e contingente, è in conflitto con tutte quelle situazioni dalle quali ritiene di ricevere un ordine o che lo rendono subordinato, dipendente, situazioni che gli vanno strette e non riesce a risolvere.
Quante volte è capitato d’incontrare una porta con l’indicazione “tirare” e si “spinge”? Per quanto possa apparire assurdo e di difficile accettazione, anche quella semplice richiesta è percepita come un ordine e la risposta neuromuscolare è distonica, si spinge invece di tirare, la risposta neuromuscolare alla richiesta di tirare è disattesa, si fa l’opposto di ciò che è richiesto di fare.
Se la callosità è presente in entrambi gli alluci, significa che il cordone ombelicale con il concetto padre/autorità non è stato tagliato, la persona ha creato un transfert, riversando nel presente le problematiche di bambino non risolte. Se la callosità sull’alluce destro è inferiore a quella sinistra, significa che il soggetto sta tagliando il cordone ombelicale con il passato. Il paziente che aveva trasferito i conflitti con il padre/genitore nel suo vissuto presente, sta risolvendo gradualmente i problemi con il principio di autorità, con il suo maschile e con l’autorità istituzionalizzata: padrone, capufficio, preside, funzionario, stato, istituzione. Se al contrario la callosità sull’alluce destro è maggiore, la interpretiamo come se i problemi del vissuto presente non solo non sono stati risolti, ma addirittura si stanno accentuando.
È importante comprendere che attraverso i piedi non possiamo prendere in considerazione l’atteggiamento pedagogico del padre nei confronti del figlio, bensì ciò che il soggetto ha vissuto nei confronti del padre. A volte il paziente sostiene che è stata la madre a creargli dei problemi, allora gli spieghiamo che la discussione, la lite, lo scontro diretto, essendo già una manifestazione yang, esternante, brucia quel disagio e una volta bruciato, l’es, il nostro inconscio, non ha più l’esigenza di somatizzarlo.
È ciò che non viviamo a livello cosciente che è somatizzato, però con questa importante diversificazione: l’individuo adulto inevitabilmente non ha più lo stesso tipo di rapporto col padre rispetto a quando era bambino, ed esprime quindi conflitto, disagio del suo “io” maschile in tutte quelle situazioni o rapporti che in qualche modo limitano la sua libertà. La presenza della callosità padre solo sull’alluce destro ci indica stato di conflitto con il principio di autorità escludendo origini paterne.

CAMBIARE ATTEGGIAMENTO
La callosità si massaggia con la punta del pollice. Nell’immediatezza il paziente non ha particolari sensazioni, ma sono sufficienti pochi secondi di stimolazione che inizia a percepire un’inaspettata sensazione di punzecchiamento sotto la callosità. Il massaggio della callosità padre, la sua riduzione, ci permette di percepire cambi notevoli nel rapporto paziente-autorità. La frase tipo che utilizzo è: “Non posso cambiare le sue situazioni, ma il suo atteggiamento nei confronti delle stesse situazioni.” Comprendere le differenza nelle callosità padre/madre, i loro significati, fanno desistere dal fare diagnosi basate esclusivamente sull’identificazione dei sintomi. La callosità padre/madre, interpretata e vissuta attraverso una rivisitazione che va aldilà di ciò che appare permette di entrare nel vissuto profondo dei pazienti.
Se sarete come canne al vento, quelli che prima erano giudizi, ora li definirete pregiudizi. State imparando a leggere, e quindi a considerare, cose che prima non vedevate. Dovete riapprendere a considerare le persone. Riuscirete a raccontare ai pazienti cose che non hanno nemmeno coscienza di aver vissuto, divenendo Reflessologi Taoisti, persone che si avviano a percorrere il Dao, vi dovrete assumere responsabilità che prima non avreste mai pensato di dover assumere.
La callosità sull’alluce indica che le terminazioni sotto le callosità sono ipersensibili. La callosità ha la funzione di difenderci dal dolore. Se non ci fosse, i dolori potrebbero essere considerati come quelli di una sollecitazione di un nervo scoperto, un mal di denti che si è scatenato bevendo una bevanda fredda.
La callosità determinata dall’ispessimento dello strato corneo della pelle, è una situazione yin, lo strato corneo si è generato gradualmente ed è indolore. Se fosse stata un’affezione acuta, yang, si sarebbe generata una flittena. Anche se pungessimo con uno strumento acuminato sulla callosità, questa è insensibile, però se la stessa callosità la massaggiamo con la sommità del pollice velocemente e leggermente, la legge fisica che determina la trasmissione di movimento fa sì che si manifesti un dolore insospettatamente acuto.
Con questo massaggio poco praticato e poco conosciuto, emerge un disagio mai considerato, mai stato evidente, incapsulato e protetto come una spora, dimenticato e cristallizzato sotto uno strato corneo. Il nostro inconscio ci difende dagli attacchi quotidiani, il nostro “es” ci protegge sprofondando nei meandri dell’inconscio i “dolori dell’anima”, ai quali non sempre potremmo sopravvivere. Il dolore, il disagio emotivo, bisogna dimenticarlo, non vedere, rimuoverlo, portarlo in cantina; purtroppo, quel che succede è che questi vissuti continuamente tornano in superficie.
Le manie di perfezionismo, atteggiamenti che sorprendono chi non ci conosce perché sono comportamenti “un po’ strani”, i sogni e tutti i “tic” sono manifestazioni di disagio interiore. Solo la perfetta integrazione del conscio e dell’inconscio rappresenta la salute mentale. Una strada parzialmente percorribile è la verbalizzazione e le varie espressioni creative artistiche che ci permettono di bruciare parzialmente i nostri mostri. La nostra responsabilità di Reflessologi Taoisti è di aiutare i pazienti a prendere coscienza di questi “mostri” e superarli attraverso quella che i buddisti chiamano “compassion”, compassione, intesa come intima comprensione, esperienza che ci porta verso l’accettazione dell’altro.
Dobbiamo comportarci come dei traghettatori, aiutare i pazienti a passare sull’altra sponda.
baldassarrelazou@gmail.com

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