Riconoscere i problemi partendo dai piedi

Un’evoluzione delle tecniche tradizionali di reflessologia plantare, basata su una rigorosa ricerca, e coadiuvata dalla Medicina Tradizionale Cinese 

A cura della redazione 16 May 2017
Riconoscere i problemi partendo dai piedi

Capita frequentemente di leggere che “la reflessologia ha origini antiche che si perdono nella notte dei tempi” e un po’ ovunque si tende ad ammantare di mistero questa tecnica che di misterioso non ha assolutamente nulla. Iridologia, auricoloterapia, reflessologia zonale della mano, reflessologia plantare sono alcune delle diverse forme di reflessologia ad oggi conosciute, e tutte sono state elaborate in tempi assai recenti. Per esempio, fu solo nei primi anni del ‘900 che un medico, il dottor William H. Fitzgerald, codificò per la prima volta con il nome “Zone Therapy” (Terapia Zonale) un insieme di tecniche di compressione esercitate su mani, dita, gomiti, ginocchia, polsi, caviglie e piedi.  
L’uomo, da sempre, si è avvalso di metodiche empiriche differenti tra loro senza che mai ci sia stata una benché minima elaborazione o classificazione: semplicemente si utilizzavano dei “punti riflessi”, ovvero quelle particolari zone del nostro corpo che, se sollecitate adeguatamente, determinano una reazione antalgica (scomparsa del dolore) in una differente area del corpo distante da quella stimolata.   

Cosa sono le reflessologie   
Possiamo definire le reflessologie come la proiezione completa di tutto il corpo solo su una parte di esso. Immaginiamo di fotografare una persona, di rimpicciolire la foto e di visualizzarla su una parte del corpo: troveremo proiettato l’intero organismo con tutte le sue proporzioni in maniera precisa e logica.  
Se guardiamo, per esempio, un disegno stilizzato di un piede, identifichiamo l’immagine di una persona seduta: la testa, la curva cifotica e lordotica, il bacino, il petto e l’addome. Troviamo le curve della colonna vertebrale proiettate sul piede nella visione  mediale e plantare, nella proiezione anatomica di un piede normale e in quella patologica di un piede cavo o di un piede piatto.   
Le terminazioni nervose, attraverso i processi di afferenza ed efferenza, trasmettono dall’interno verso  l’esterno (e viceversa) disagi e problematiche degli organi interni. Attraverso questi meccanismi si è così in grado di raggiungere i differenti organi con sollecitazioni mirate all’ottenimento dell’ossigenazione dei tessuti mediante la vascolarizzazione degli stessi. Le reflessologie interpretano quindi i “segnali” che il nostro organismo invia alle zone corporee più periferiche e con la maggior concentrazione di terminazioni nervose: mani, orecchie, lingua, naso, occhi e, soprattutto, 
i piedi.   

Una reflessologia “evolutiva”   
La Reflessologia Zu è il metodo più scientifico e analitico esistente, sviluppato da Alfredo Esposito Baldassarre a partire dal 1981 e tuttora in continua evoluzione. 
Perché utilizzare il termine reflessologia e non riflessologia?   
Reflessologia e riflessologia sono parole etimologicamente ibride, composte da re-flecto (in latino) e logos (cioè discorso in greco). 
L’etimologia della parola “riflesso” deriva dal latino reflectere dove re significa “ripetere un’azione” e flecto “curvare, piegare”; pertanto reflectere indica la deviazione di un’energia, il rimandare indietro qualche cosa...   
Con la prima trasformazione dal latino al volgare e poi all’attuale italiano, il  termine reflexus (participio passato di reflectere), si è trasformata da reflexo in reflesso e poi in riflesso. Nelle lingue straniere la radice latina re è rimasta una costante. Zu, in lingua cinese, va letto con il secondo tono di  voce; l’accento che sale gli fa assumere diversi significati: piede, arto inferiore, andare, prendere una direzione.   
Il piede è quella specifica parte del corpo che garantisce all’uomo il contatto con la terra, la fisicità, la struttura (lo yin) e allo stesso tempo, tramite un osso unico tra le specie  animali come il calcagno, permette all’essere umano di ergersi, di stare in piedi, di elevarsi verso la spiritualità e la trascendenza, di innalzarsi al Cielo (lo yang).   
La lingua cinese non si può tradurre simultaneamente come le lingue occidentali, ma va interpretata. Per Reflessologia Zu si intende quindi un metodo per comprendere l’essere umano nella sua globalità, nelle sue componenti fisiche e psichiche, sottili e immateriali. Grazie a questa visione olistica, fornisce gli elementi per riconoscere l’origine dei disagi e per stimolare i processi fisiologici di autoguarigione. Il piede, giustamente sollecitato, permette il recupero 
del collegamento tra l’uomo e il Cielo/Terra.

  
Parlare semplicemente di “reflessologia plantare” è riduttivo, in quanto l’essere umano è una struttura  tridimensionale e di conseguenza anche la Reflessologia Zu è una reflessologia tridimensionale: i piedi sono quindi massaggiati nella loro totalità sulla parte plantare, sul dorso e medialmente. Perché poi “reflessologia evolutiva”? Ecco alcune motivazioni: 
•    perché il metodo Zu rappresenta un sistema cognitivo aperto che non si propone come “opera finita” di schemi assiomatici e di ricette pronte; stimola invece la capacità analogica del reflessologo che si muove attraverso la comprensione effettiva dei “come” e dei “perché” dell’universo uomo/piede;
•    perché la codifica dell’Energetica Riflessa, ovvero la mappatura di tutti i punti dei meridiani anatomici sul piede, è recente. Mediante l’Energetica Riflessa, per esempio, si possono stimolare i punti Shu del dorso del meridiano Zu Tai Yang attraverso la loro dislocazione riflessa sui piedi;
•    perché i riscontri basati su questa tecnica sono costanti e numerosi, si perfezionano continuamente e rappresentano il frutto di un’esperienza ormai quasi trentennale da parte di chi, come Laozu  Baldassarre, ha fatto della Reflessologia Zu la sua professione e da parte di tutti coloro che hanno  intrapreso lo stesso percorso.  

Come agiscono i “punti riflessi”   
I neuroni sono miliardi di centraline microscopiche (con un diametro compreso tra cinque e cento millesimi di millimetro), contenute in questa scatola di modeste dimensioni che è il nostro cranio. Hanno il compito di elaborare i messaggi e di trasferirli lungo le vie nervose.  
Ogni neurone è attrezzato per ricevere informazioni nervose dai suoi pari, mediante i dendriti, sottili filamenti ramificati che lo fanno somigliare a una piovra, e per trasmettere a sua volta i propri messaggi attraverso un altro prolungamento tubulare detto assone o cilindrasse. Il punto di connessione tra l’assone di una cellula e il dendrite dell’altra si chiama sinapsi, la chiave di volta di tutto il sistema di comunicazione neuronale.    
Si è scoperto che, in caso di eventuali danneggiamenti, le cellule nervose sono in grado di auto-ripararsi producendo nuovi terminali d’assoni, instaurando altre sinapsi e ricostituendo le connessioni perdute. È stata  l’italiana Rita Levi Montalcini a isolare il cosiddetto Nerve Growth Factor (NGF), cioè il fattore naturale capace di stimolare la crescita dei neuroni, una scoperta che le ha permesso di vincere il premio Nobel.  
Tutti i segnali nervosi dell’organismo umano sono di natura elettrica. La situazione d’equilibrio del campo elettrico si altera quando si sviluppa un impulso nervoso che può avere differenti origini: luminosi, acustici, gustativi, olfattivi e tattili. È in questo modo che, durante il massaggio del piede, le terminazioni nervose afferenti inviano impulsi elettrici direttamente al cervello, il quale provvede a gestirli, decodificarli e a trasformarli in componenti chimici da inviare agli organi bersaglio.
Con un tocco veloce e leggero generiamo onde corte ad alta frequenza, veloci e penetranti; quando raggiungono un organo bersaglio, esse determinano una reazione chimica acida e, di conseguenza, un rilassamento dei tessuti o degli organi più contratti e irrigiditi. In questa circostanza, un organo ingrossato o indurito per problematiche acute o croniche, è sollecitato e stimolato da un’azione simile a quella di uno scalpello contro una  roccia: non pochi grossi colpi, ma tanti piccoli colpi.   
Possiamo invece esercitare un tocco lento, profondo e pesante per  stimolare la trasmissione di onde lunghe, lente, a bassa frequenza. Una volta raggiunto l’organo bersaglio, in base alla legge fisica secondo cui “la pressione genera calore”, questi impulsi generano una reazione basica che provoca a sua volta una tonificazione dei tessuti.    
Se un organo è stanco e prolassato, un massaggio lento e profondo risulta tonificante ed energizzante: in questo modo, per esempio, è possibile stimolare il recupero fisiologico della capacità peristaltica della cistifellea, dello stomaco ecc. Perciò il massaggio reflessologico che esercitiamo è un’azione meccanica che nel nostro organismo si trasforma in una reazione elettrochimica.  
Qualunque sia la tecnica di massaggio eseguita, il nostro corpo reagisce sostanzialmente a due sollecitazioni fondamentali: contrazione e rilassamento. Esse si possono anche tradurre in sollecitazioni caldo/freddo, carezza/pizzicotto, taglio/punta, trazione/rilascio, dolce/acido e così via all’infinito. In base a queste considerazioni, si può evidenziare come le leggi universali del Tao yin/yang restano immutabili.   

L’analisi reflessologica del piede  
La Reflessologia Zu interpreta e decodifica tutto ciò che sui piedi appare in più o in meno, rispetto a un  piede ideale, come la manifestazione di quanto in più o in meno è riscontrabile nella dislocazione dell’area riflessa e dello strato corporeo corrispondente. 
Ogni segno in eccesso o carenza, viene identificato come una  “manifestazione morfologica”. 
Durante l’analisi reflessologica del piede, si considerano elementi in eccesso: i calli, le callosità, le articolazioni ingrossate e deformate, i gonfiori per stagnazione linfatica, gli edemi o le  tumefazioni, le rigidità muscolari, la sudorazione locale eccessiva, le unghie onicogrifotiche; sono considerati elementi di carenza manifestazioni come avallamenti e rughe, fossette, cedimenti tessutali, lassità legamentose, ipotrofia muscolare, unghie tendenti alla coilonichia, secchezza della pelle, estremità fredde, ogni colorito dell’incarnato che tende a diventare più chiaro.  
Nel corpo umano, gli elementi in eccesso del piede si possono manifestare sotto forma di gonfiori, ristagni, infiammazioni, formazione di catarro, indurimento di tessuti; elementi in carenza si manifestano invece come un deficit a livello funzionale o organico (ipotonia, abbassamento delle difese del sistema immunitario, diminuzione della peristalsi ecc.).  


Dal punto di vista delle discipline olistiche e bio naturali, la sofferenza di una persona può essere ricondotta  sostanzialmente a tre origini diverse:   
•    organica, quando dovuta a errati regimi alimentari, infezioni batteriche o virali, eccesso di fumo o alcool, assunzione indiscriminata di farmaci ecc.;  
•    energetica, se un problema si acutizza in corrispondenza del cambio delle stagioni o in presenza di energie cosmo-patogene avverse (per esempio un vento caldo che soffia da sud nella stagione  invernale);  
•    psico-somatica, quando le emozioni, gli atteggiamenti, i condizionamenti sono vissuti da una persona con un disagio così importante da strutturarsi in problematiche effettive nell’organismo (si può soffrire, per esempio, di problemi allo stomaco perché si vive una situazione difficile da digerire).

 
L’analisi reflessologica del piede basata sul metodo Zu, permette di riconoscere l’origine di una problematica organica, energetica o psico-somatica interpretando rispettivamente le manifestazioni morfologiche sulla parte plantare (la parte più strutturale, yin), dorsale del piede (la parte più elevata, yang) e sulle dita (che si trovano nel mezzo tra la componente organica, yin, e quella energetica, yang). In una visione unica nel suo  genere, le dita rappresentano quindi l’immagine della testa (l’alluce) e delle sue funzioni (tutte le altre dita).  
Alluce valgo, dita a martello o a uncino, dita sottoposte o sovrapposte diventano perciò manifestazioni morfologiche di sofferenze di origine psico-somatica con significati diversi in relazione al piede (destro o sinistro) e alla specifica articolazione interessata.  
Il Reflessologo Zu è colui che ha la professionalità, la competenza e la capacità di mettere in relazione gli elementi riscontrati, anche attraverso i quattro esami della Medicina Tradizionale Cinese: guardare, ascoltare, interrogare e toccare, affinché si possa comporre un quadro della situazione il più completo possibile e impostare un trattamento reflessologico adeguato.

*Davide Pigato, Presidente dell’Associazione Reflessologi Zu

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