Il respiro: una risorsa tutta da scoprire

Se decidiamo di dedicare del tempo alla conoscenza del nostro respiro, facciamolo con dolcezza e molto ascolto senza dare per scontato che conosciamo già tutto del nostro agire corporeo. L’importanza del diaframma e gli influssi emotivi che possono condizionarlo

A cura di David Hirsch 14 Apr 2017
Il respiro: una risorsa tutta da scoprire

Una delle prime cose che ci viene detta quando si comincia un corso di Shiatsu è “respira!”, ma io respiro… è il pensiero spontaneo di risposta. Col tempo ci accorgiamo quanto sia vera quella indicazione e piano piano cominciamo a riscoprire la nostra potenziale risorsa che spesso è sopita. Con la coscienza che l’evolversi della pratica nello Shiatsu comincia a mettere a dura prova la nostra elasticità (fisica, mentale? C’è differenza?), decidiamo di fare un po’ di yoga perché serve a stare meglio con se stessi e aiuta nelle posizioni che utilizziamo per fare Shiatsu. Anche qui la prima cosa che ci viene detta è “respira”. Come, di nuovo?
Già, questo è un modo diverso di respirare, anzi, tanti modi di respirare... Dopo anni di respiro, fiero di una capacità di controllo frutto di ore e ore di pratica, decido di andare a cantare, nuova esperienza, nuove scoperte e la prima cosa che mi viene detta è “respira”. Stavolta non mi fregano, io so di saper respirare, ma niente da fare, capisco che è ancora diverso e devo cominciare daccapo per l’ennesima volta.
Questo solo per capire quanto sia vasto l’argomento e quanto ci sia da lavorare, ricercare, studiare in merito. Da qui l’idea di dedicare un bel po’ di tempo anche da un punto di vista delle conoscenze basilari, sia della fisiologia del respiro, sia di ciò che può essere utile conoscere per migliorare la nostra pratica quotidiana come operatore Shiatsu, ma anche per le persone che vengono da noi per condividere quel percorso utile al miglioramento della qualità di vita.

IL DIAFRAMMA
Il diaframma è una struttura muscolo-tendinea che divide la cavità toracica da quella addominale. Ha conformazione a cupola e la parte muscolare è quella periferica, mentre quella tendinea è quella centrale; è più alto sul lato destro che sul lato sinistro, per la presenza del fegato. È dotato di vari orifizi attraverso i quali passano l’aorta, il canale aortico-diaframmatico, l’esofago e la vena cava inferiore. È un muscolo involontario, ma la sua attività è anche influenzabile volontariamente, presiede alla respirazione oltre a varie altre
funzioni corporee.
Andrew Taylor Still, padre dell’osteopatia, descrivendo il diaframma toracico disse: “Per mezzo mio vivete e per mezzo mio morite. Nelle mani ho potere di vita e morte, imparate a conoscermi e siate sereni”…
Il diaframma si sviluppa in fase embrionale e si forma dalla migrazione di strutture che partono dal tratto cervicale. Questa relazione fa intuire come un dolore cervicale possa essere causato dal diaframma bloccato (e viceversa).
Il diaframma è legato a importanti strutture del sistema neurovegetativo, infatti è oltrepassato dal nervo vago che fa parte del sistema di regolazione di tutta la vita vegetativa. Le relazioni pressorie tra torace e addome sono fondamentali, se queste sono alterate, anche la respirazione si altera.
Da un punto di vista posturale, si può osservare spesso un aggravio del tratto lombare in soggetti con una respirazione di tipo alto, a causa delle trazioni continue trasmesse dai pilastri che sono dei potenti gruppi muscolari che legano, appunto, il diaframma
alla zona lombare.
Ha notevole risonanza sul piano emozionale. Sono frequenti frasi del tipo “mi è mancato il respiro”, oppure “è stato come un pugno nello stomaco”; questo per sottolineare che gli influssi emotivi possono condizionare il diaframma a tal punto che possono essere memorizzati dai tessuti che lo compongono.

FISIOLOGIA DEL RESPIRO
I polmoni sono organi passivi e la respirazione avviene a seguito di movimenti muscolari grazie, principalmente, al diaframma, ma anche ai muscoli toracici (stenocleidomastoideo, pettorali, grande dentato) e agli addominali. Il movimento del diaframma può essere assimilato a quello di uno stantuffo che si abbassa durante l’inspirazione e si solleva durante l’espirazione.
La capacità massima di escursione del diaframma è di 7-8 cm, che corrisponde ad un volume di aria inalato pari a circa 3 litri, mentre durante una respirazione di base, spesso ridotta rispetto alle possibilità, la sua escursione è pari a circa 1-1,5 cm per un’immissione di aria di circa mezzo litro.
Nell’arco delle ventiquattro ore, il diaframma movimenta una quantità di sangue quattro volte superiore a quella del cuore, il suo corretto movimento ha l’effetto di rimuovere le stasi circolatorie delle cavità addominale e della zona pelvica.
Nell’atto inspiratorio il diaframma si abbassa (grazie alla contrazione della zona centrale, quella tendinea che poi investe anche quella periferica, muscolare), i muscoli intercostali si allargano andando a creare un aumento del volume della cassa toracica; i polmoni, organi passivi avvolti dalle pleure (membrane, di cui quella interna è a contatto col tessuto polmonare e quella esterna con la gabbia toracica), grazie a questo gradiente di pressione negativa, aspirano l’aria dall’esterno.
La fase espiratoria è dovuta sia all’azione del tessuto polmonare, elastico, che torna allo stato iniziale, sia al movimento di abbassamento del torace dovuto alla forza di gravità.
Nella respirazione profonda entrano in gioco anche i muscoli addominali, che si contraggono per consentire al diaframma di risalire il più in alto possibile.

SFRUTTAMENTO RIDOTTO
È un dato di fatto, e lo constatiamo regolarmente nel nostro lavoro di shiatshuka: la maggior parte delle persone sfruttano circa un sesto della capacità respiratoria.
Questo si riflette su tutto l’insieme psicofisico, in quanto le cellule sono ossigenate appena il minimo indispensabile.
Gli yogi definiscono questo stato respiratorio, paragonabile a quello di malattia. Ma come è possibile che si arrivi a ciò dal momento che alla nascita la nostra capacità polmonare è sfruttata al massimo della sua potenzialità?
Le cause di una respirazione ridotta, ovvero contratta, possono essere le più svariate. Il neonato inizia a interagire con la realtà esterna, diviene sempre più difficile che le sue esigenze vengano immediatamente soddisfatte, questo lo porta a fare conoscenza con due emozioni che non lo abbandoneranno mai più per tutta la vita: l’incertezza (insicurezza) e la paura. Ogni volta che l’adulto è frustrato per qualcosa, sperimenta nuovamente quelle antiche paure. Le paure, nel corpo, si esprimono attraverso la contrazione dei muscoli deputati alla difesa, quelli del tronco e quelli della respirazione (è risaputo che uno degli atteggiamenti di difesa dell’animale impaurito è di impietrirsi e bloccare il respiro per non essere percepito).
Col passare degli anni il diaframma “si abitua” nella sua escursione minima, che è quella tipica del “respiro per sopravvivere, ma non mi faccio percepire…”.
Riassumendo: il blocco del diaframma può portare alterazioni della colonna vertebrale, dolori al tratto cervicale, dolore lombare, contratture muscolari e gravi alterazioni della postura, in quanto la colonna è l’unico punto fermo a cui può attaccarsi.
La sua scarsa mobilità comporta un super lavoro dei muscoli respiratori “accessori” del collo e delle spalle. La colonna, nel tratto cervicale, viene costantemente tirata verso il basso, il che provoca compressioni a carico dei dischi vertebrali fino alla deformazione della curva cervicale. La colonna viene disturbata perché il diaframma s’inserisce su di essa attraverso i suoi potenti pilastri nella zona lombare, che subisce compressioni responsabili di probabili discopatie.
Compiamo un ciclo respiratorio ogni 4/6 secondi, circa 12 volte in un minuto, 17280 volte in un giorno. Questo ci può far capire l’importanza della riscoperta di una corretta gestione della respirazione. Per estendere un po’ la nostra conoscenza in relazione alle funzioni del diaframma è importante sapere che rappresenta un notevole aiuto alla pompa cardiaca, massaggia continuamente tutti gli organi della digestione e anche il cuore tramite i legamenti pericardici, Durante l’inspirazione migliora la spinta del sangue verso il basso, mentre durante l’espirazione si aiuta il passaggio del sangue refluo dal corpo attraverso la vena cava inferiore. Un diaframma teso comprime lo stomaco e tutto l’apparato digerente, anche il sistema linfatico ne risente negativamente. Essendo intimamente connesso al cuore attraverso il legamento frenopericardico, quando è teso traziona tale legamento più in basso del dovuto, creando sgradevoli sensazioni nella zona cardiaca.
Una buona notizia di questi ultimi anni, convalidata da ricerche scientifiche in ambito posturale e dal positivo trattamento di migliaia di casi, è che il diaframma può venir allenato e trattato in modo da ripristinare le funzioni perdute.
Quando inspiriamo facciamo entrare in noi il mondo esterno e lasciamo che incontri la nostra interiorità, il nostro centro. Quando espiriamo, permettendo il movimento verso l’esterno dell’energia, ci muoviamo dal centro verso la periferia e incontriamo il mondo che ci circonda. La vitalità della pulsazione del respiro riflette direttamente l’atteggiamento che abbiamo verso il mondo, e viceversa.

IL DIAFRAMMA NELLA VITA FETALE
Respirare è sinonimo di “sentire”. Il diaframma è il grande centro che distribuisce l’energia, ma per difendersi dalle sensazioni spiacevoli e dolorose si impara fin da subito a ridurne al minimo le capacità. Fin dalla vita fetale l’individuo impara a frenare i movimenti diaframmatici per difendere la propria vita, in seguito lo farà per proteggersi dal senso di perdita e vuoto che giunge dalla sfera affettiva.
Al movimento d’inspirazione ed espirazione dovrebbe seguire una pausa che invece non c’è quasi mai o avviene tra le due fasi, spesso per la paura associata allo svuotamento dell’aria.
La respirazione è un moto pulsante d’andata e ritorno, è un’onda che dal diaframma si propaga in alto, verso la testa e scende in basso, verso i genitali. Bacino e collo si allungano e si allontanano nell’inspirazione, si accorciano e si avvicinano nell’espirazione. Il corpo, seguendo il respiro si espande nella sua totalità e si “concentra” ad ogni atto.
Il diaframma può diventare un vero e proprio “coperchio” ermetico che taglia in due il corpo aprendo la strada a varie somatizzazioni e sindromi nevrotiche.
Le manifestazioni emozionali tipiche legate alla funzionalità diaframmatica sono il piacere e l’ansia.
Una ridotta funzionalità del diaframma, rappresenta la difficoltà a lasciarsi andare, la resistenza ad abbandonarsi al piacere, la paura di perdere il controllo. La necessità intrinseca dell’essere di vivere il piacere crea un conflitto che si traduce in uno stato ansioso.

MEDICINA TRADIZIONALE CINESE
Il meridiano più direttamente legato all’attività diaframmatica è il Ministro del cuore Shoujueyin Xinbaojing, che appartiene al Movimento fuoco conosciuto anche come pericardio, Xin Bao, come Organo.
Il tragitto interno del meridiano inizia al centro del torace, da cui partono tre rami, uno si collega al cuore e risale ai grossi vasi, un altro ramo discende, attraversando il diaframma e si collega allo stomaco e agli intestini. Il terzo ramo percorre il torace in direzione laterale emergendo al punto 1 MC sul torace
I punti individuati sul meridiano sono 9 e quasi tutti hanno influenza diretta sulle funzionalità del diaframma. Mentre il punto collegato direttamente alle funzionalità del diaframma è collocato sul meridiano di vescica urinaria all’altezza della 7° vertebra toracica: V17 (Geshu, punto riunione del sangue); Ge: in anatomia denota il diaframma; Shu: ha il senso di trasportare, veicolare.
Tenendo presente quanto riportato nei testi classici, Geshu (17V), ha sostanzialmente le seguenti funzioni:
•    è il Punto Shu del diaframma;
•    è il Punto di Riunione del sangue;
•    favorisce la distribuzione del sangue;
•    nutre lo Yin;
•    nutre il qi ed il sangue;
•    libera il torace, allarga il polmone;
•    favorisce la discesa del qi.
Nella visione del M° Masunaga, i riferimenti alle funzionalità diaframmatiche si trovano in corrispondenza dei meridiani di cuore e ministro di cuore; l’aspetto legato al cuore non differisce molto da quanto espresso dalla medicina cinese, se il cuore è debole e vulnerabile, il corpo sviluppa tensione e questa può provocare un senso di oppressione al plesso solare. Anche l’area di riferimento energetico della schiena relativa al Ministro del cuore coincide con la 7° vertebra toracica, ed è pertanto comunque coinvolta nelle manifestazioni del diaframma.
In conclusione, quando ci mettiamo a praticare un esercizio di respirazione, spesso, nella prima fase tendiamo a essere  troppo “volonterosi” e decidiamo di inspirare esercitando una forte spinta verso il basso con il diaframma. È importante sapere che se il diaframma esercita una spinta intensa verso il perineo usa come punto fisso la circonferenza della gabbia toracica, chiudendone la base e impedendone l’elevazione. Come succede molto spesso anche nella vita quotidiana, il volontarismo privo di consapevolezza ci porta a una sforzo intenso che produce effetti opposti alle nostre aspettative. Quindi se dedichiamo del tempo alla conoscenza del nostro respiro, facciamolo con dolcezza e molto ascolto senza dare per scontato che conosciamo già tutto del nostro agire corporeo!

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