Percezione e intuito, il sentire nella pratica

Nello Shiatsu, la pressione esercitata viene percepita dal ricevente come una sensazione che fa parte del suo corpo: non è il praticante che esegue la pressione, ma il corpo del ricevente che risuona della pressione stessa

A cura di Valter Umelesi* 14 Apr 2017
Percezione e intuito, il sentire nella pratica

Percezione e intuito, due termini da non confondere. Quando ci si avvicina per la prima volta a una qualsiasi pratica “manipolatoria”, la fisiologia del corpo stimola immediatamente la nostra percezione poiché passa inevitabilmente attraverso il filtro che abbiamo con l’esterno, gli organi di senso e in seguito viene analizzata dal cervello.
L’intuito, invece, è la non elaborazione di uno stimolo, la capacità non conscia di conoscere senza l’elaborazione cerebrale; si può quindi parlare di un “sentire energetico più sottile”.
Nello Shiatsu, la modalità del tocco, rende questa pratica diversa da tutte le altre tecniche: con il contatto si dà il via a tutta una serie di sensazioni, nel ricevente ma anche nel praticante. L’elemento base dello Shiatsu è il contatto fisico. Non esiste “Shiatsu” senza “tocco” del praticante al ricevente.
Per spiegare al meglio il concetto di percezione, è utile parlare dell’aspetto fisiologico ed energetico del tatto, uno dei cinque sensi attraverso cui il nostro corpo è costantemente in relazione con il mondo che ci circonda.
La pelle rappresenta la più ampia superficie di contatto tra il corpo e il mondo esterno e come tale è sensibile a molti stimoli di varia natura, come il tocco, la pressione, la temperatura, ma anche a tutte quelle sollecitazioni che provocano un danno ai tessuti e vengono riconosciuti e definiti come stimoli “nocivi”.
Tale sensibilità è determinata dalla presenza, nella cute, di vari recettori che quando vengono attivati da uno specifico stimolo, inviano segnali ai centri cerebrali superiori, determinando la “percezione cosciente” corrispondente.
Sebbene tutte le percezioni sensitive nascano dall’attivazione dei recettori specifici presenti nel nostro corpo, alcune, come quella visiva e uditiva, vengono “oggettivate”; la percezione viene proiettata all’esterno verso la fonte che ha generato lo stimolo e quindi, noi, non percepiamo la vibrazione delle strutture uditive del nostro orecchio, ma sentiamo il suono che ha origine al di fuori di noi. Viceversa, per il tatto, le percezioni vengono “somatizzate”, ovvero sono riferite direttamente al nostro corpo come se avessero origine proprio da noi stessi.
Possiamo chiudere gli occhi di fronte a una luce troppo intensa e quello che percepiamo è la sorgente luminosa all’esterno; invece, ritirando la mano da un oggetto bollente che ci sta scottando non “sentiremo” l’oggetto caldo, ma il bruciore alla nostra mano.

SENTIRE LA PRESENZA DELL’ALTRO
Questo è un aspetto importante per lo Shiatsu: la pressione esercitata viene percepita dal ricevente come sensazione che fa parte del suo corpo; non è il praticante che esercita la pressione, ma il corpo del ricevente che risuona della pressione stessa.
Lo stesso concetto vale per il praticante. Le sensazioni che riceve nel contatto con il ricevente non sono sensazioni riferite al ricevente stesso, ma quanto percepisce la mano che va in pressione.
Questa caratteristica fisiologica della sensazione tattile fa sì che lo stimolo esterno, sia che scaturisca dalla percezione del praticante, sia che si manifesti dalla reattività del ricevente, venga comunque “interiorizzato” divenendo espressione del corpo stesso.
Questo è forse il primo aspetto attraverso cui si realizza, con lo Shiatsu, l’unità “praticante/ricevente”, ossia il concetto “due-come-uno” di cui parla il Maestro Shizuto Masunaga.
Ciascuno sente “nel” proprio corpo la presenza dell’altro.
Per approfondire la comprensione dell’importanza del “con-tatto”, è importante sapere che si classificano almeno cinque tipi di recettori, localizzati a diversi livelli degli strati cutanei.
Ogni recettore viene attivato da un particolare specifico stimolo o da una determinata intensità di pressione o vibrazione.
Del sistema sensitivo, per esempio, fanno parte anche specifici recettori localizzati nelle articolazioni: questi inviano messaggi sulla posizione del corpo nello spazio.
I recettori sensitivi sono sistemi di “traduzione”; trasformano uno stimolo meccanico proveniente dall’esterno in un impulso che si propaga nel corpo attraverso le fibre nervose. In base a come gli impulsi si generano e si propagano lungo queste fibre, si possono distinguere due categorie di recettori sensitivi: quelli ad “adattamento lento”, che continuano a inviare messaggi per tutto il tempo in cui lo stimolo è presente e quelli detti a “rapido adattamento” che rispondono solo all’inizio e, a volte, alla fine dello stimolo.
In altre parole, i primi inviano informazioni correlate alle variazioni dello stimolo stesso, mentre i secondi riconoscono le variazioni di contatto integrate dai messaggi provenienti dai recettori articolari e sono importanti nelle attività “esplorative/conoscitive”. Nei non vedenti, per esempio, la capacità di riconoscere la scrittura Braille dipende dalla sequenza di recettori stimolati nell’esplorazione; se il dito rimanesse fermo su una lettera, virtualmente scomparirebbe la capacità di riconoscerla.

IL SISTEMA SENSITIVO
Questa complessità della fisiologia del sistema sensitivo è un aspetto importante in relazione al “contatto” che si ha con la pratica dello Shiatsu. L’uso della tecnica a due mani è, infatti, in grado di stimolare tutti i tipi di recettori “tattili” generando una complessità di percezioni che si alternano o si sovrappongono in modo dinamico. Da una parte la “mano madre” che rimane in ascolto, ferma, al punto che a volte non se ne avverte più la presenza ma si percepisce, anche se con ritardo temporale, quando il contatto viene a mancare. Dall’altra, la “mano figlia” focalizza l’attenzione sulle pressioni che si spostano continuamente. Anche il tipo di pressione con palmo o pollice tende a stimolare diversi tipi di recettori e zone sensitive più o meno ampie.
Tutte queste modalità si traducono nelle due tipologie di recettori sopracitati, quelli che continuano ad inviare messaggi al cervello e quelli che man mano divengono insensibili per il fenomeno dell’adattamento.
Forse, proprio attraverso questi meccanismi, si crea quell’onda di contatto tipica dello Shiatsu che si propaga su tutto il corpo del ricevente in cui le singole pressioni emergono e si rifondono in una percezione più generale. Tutto questo riguarda chi riceve ma, per le sue caratteristiche intrinseche, la fisiologia dei recettori sensitivi è importante anche per colui che pratica; in tal modo, la pressione esercitata sul corpo è percepita in tutte le differenti sfumature di qualità e intensità.
Tutti abbiamo esperienza diretta della diversa sensibilità al contatto delle varie zone del corpo. Tanto maggiore è la densità dei recettori, tanto più sarà sensibile quella parte del corpo. Per esempio, le estremità, soprattutto le mani e il volto, hanno più recettori e pertanto sono molto sensibili. La cute delle spalle è tra le zone con la minima densità e quindi con scarsa sensibilità.
La costruzione dei Kata, secondo lo stile del Maestro Masunaga, segue un criterio energetico che va dal centro verso la periferia, le estremità di norma vengono coinvolte per ultime. Questo modo di procedere, forse ha una logica anche in riferimento alla distribuzione anatomica dei recettori sensitivi.
Nello Shiatsu, anche la qualità del contatto trova spesso un parallelo con la fisiologia, più delicato sul volto e sulle mani e più marcato e presente, per esempio, sulle spalle. La sensibilità non ha il significato di percepire una pressione maggiore o minore, ma la capacità di discriminazione.

LA “DISTANZA SOGLIA”
Per esempio, se si applicano due stimoli puntiformi in una zona della cute, i due punti vengono percepiti nella loro dualità fino a quando i due stimoli sono a una “distanza soglia”. Se i due stimoli vengono avvicinati ad una distanza inferiore a quella soglia, verrà percepito un solo stimolo. Masunaga conosceva questo aspetto della fisiologia del tatto, ma nella sua pratica Shiatsu evidenzia un aspetto ulteriore: se si esercita una pressione con due pollici posti a una distanza superiore a quella di soglia, il ricevente percepirà ovviamente i due punti di contatto, ma se si sposta l’attenzione dalla punta delle dita al proprio addome, il ricevente avvertirà i due punti come uno solo. In altre parole, porre l’attenzione non alla pressione tecnica ma al proprio addome, al proprio respiro, permette di ridurre le tensioni muscolari, lasciando spazio all’espressione energetica della pratica.
Al di là di possibili riferimenti fisiologici specifici, porsi in stato di ascolto modifica di fatto la qualità della pressione che stiamo esercitando. Probabilmente, questo porta al coinvolgimento di un diverso tipo di recettori sensitivi, con differente densità e quindi diversa “distanza soglia”.
Come accennato in precedenza, dai recettori originano specifiche fibre nervose, che in una sequenza più o meno complessa, trasmettono al cervello il messaggio “sensitivo” ricevuto da quelli  situati alla periferia.
Le aree della corteccia cerebrale dove vengono proiettate le sensazioni tattili non hanno necessariamente una superficie e una distribuzione corrispondente all’anatomia e all’estensione delle aree del corpo in cui le sensazioni si generano.
L’ampiezza delle aree cerebrali è proporzionale alla densità dei recettori sensitivi periferici e, di conseguenza, alla sensibilità delle varie zone del corpo. Nella corteccia, quindi, le aree di proiezione delle sensazioni generate a livello delle mani e del volto sono molto più vaste di quanto non lo siano quelle riferite al dorso e alle spalle. Nella figura a pag. 25 è riportata la disposizione e l’estensione delle aree cerebrali, sede della percezione sensitiva. Questa rappresentazione viene chiamata “homunculus sensitivus”.

VERSO L’INTUIZIONE
Ritornando alla costruzione dei kata riferiti allo stile del Maestro Masunaga, guardando la figura, credo sia immediato ritrovare uno stretto parallelismo tra sensibilità e sequenza rispetto alle aree sensitive cerebrali. Tra le estremità, la sensibilità cresce in quest’ordine: piedi, mani, volto.
In un trattamento la pressione si sposta dal centro alla periferia, la pratica sul volto cambia direzione procedendo dalla periferia verso il centro; è quasi sorprendente che nel volto la sensibilità aumenti partendo dalla fronte verso la zona intorno alla bocca che è la più sensibile in assoluto.
In base alla distribuzione delle aree sensitive cerebrali, si trovano zone vicine che in realtà si riferiscono a parti anatomiche distanti. A volte, l’attivazione di una determinata area cerebrale viene percepita anche come sensazione proveniente dalla zona anatomica proiettata nelle sue vicinanze, per un fenomeno di interazione. Per esempio, nella proiezione cerebrale, la mano è in connessione con il volto; esiste un fenomeno noto come “dolore dell’arto fantasma” per cui nei pazienti in cui è stato amputato un braccio, una forte attivazione della sensibilità a livello del volto scatena una sensazione di dolore che sembra provenire dall’arto mancante.
Questo fenomeno potrebbe far riflettere sull’identificazione dei percorsi dei meridiani energetici e le relazioni degli stessi con la fisiologia umana, che potrebbero aver portato alla “costruzione” delle mappe energetiche.
Riassumendo, “percepire” vuol dire prendere coscienza attraverso stimoli sensoriali, passando necessariamente attraverso gli organi di senso; questo processo ripetuto nel tempo consente al praticante di fare esperienza e di preparare il terreno a un ascolto più sottile per dare spazio ad una possibile “intuizione”.

*Valter Umelesi.
Operatore e insegnante Shiatsu

DBN Magazine Partner

Articoli correlati

  • Percezione e intuito, il sentire nella pratica Contro le malattie stagionali

    Il passaggio dalla stagione invernale a quella primaverile può essere una condizione destabilizzante per l’organismo.

  • Percezione e intuito, il sentire nella pratica La tua pietra di primavera

    La terra è composta per l'85% di cristalli, un mondo vasto e meraviglioso, spesso sconosciuto ai più, che si fermano a diamanti, zaffiri, topazi, smeraldi e rubini. Molte pietre semipreziose invece sono, non solo belle, ma anche ricche di benefiche proprietà

  • Percezione e intuito, il sentire nella pratica Scorie e tossine addio

    Nei primi mesi dell'anno è importante depurare l'organismo e aiutare il nostro metabolismo a carburare per prepararsi nel migliore dei modi alla primavera. Scegliamo insieme i fitoestratti più adatti per un percorso di drenaggio

Contatti

Via Taormina, 11 - 20159 Milano
Mobile: 3927293728

Resta in contatto:

Informazioni:

Copyright © NaturalMag. Tutti i dirittti sono riservati.
E' vietata la riproduzione anche parziale senza autorizzazione della casa editrice.
Designed by Movie&Web