Attivare il cervello

Lo stato fisiologico del cervello, e di ognuna delle sue cellule, influenza fortemente l’attività psichica e viceversa. Il semplice fatto di disporre in permanenza di un cervello rilassato e attivo, ben irrorato di sangue e ossigenato grazie alla respirazione yogica, aumenta le nostre risorse rendendoci capaci di risolvere i problemi ed eliminare l’origine delle tensioni

A cura di André Van Lysebeth* 14 Apr 2017
Attivare il cervello

Il nostro cervello è costituito da cellule vive. Ognuna di queste cellule è di una tale complessità che nessun computer né laboratorio al mondo è in grado di uguagliare le loro capacità. Ricordiamo che il nostro cervello ne possiede migliaia di miliardi. Gli yogin, sin dai tempi più lontani, hanno cercato il modo per sviluppare le nostre potenzialità personali latenti: quelle del corpo, del cervello e della mente.
Quando noi occidentali pensiamo a “perfezionare il cervello”, pensiamo prima di tutto all’intelletto, all’istruzione, alla scienza e non ci rendiamo conto che l’intelletto è solo un’infima frazione dell’attività psichica. Inoltre confondiamo il cervello con la mente, perché nella nostra ottica la mente altro non è che il risultato dell’attività del cervello.
In generale, i saggi indiani e gli yogin hanno un concetto molto diverso, opposto al nostro: per loro, la mente e la psiche sono forme di energia particolarmente sottili, ma “materiali” nel senso più ampio. Non bisogna dunque, identificare il cervello con la mente perché il cervello è uno strumento al servizio della mente. Per loro il cervello sta alla mente come l’apparecchio radio sta “all’onda” che è al suo servizio, non l’opposto e questo scombussola molti preconcetti.

DOVE VA IL PENSIERO, VA IL PRANA
Quando sposto la percezione delle pulsazioni e mi interiorizzo, per un certo tempo, sullo stesso punto, secondo le teorie yogiche, attraverso la concentrazione mentale, faccio affluire sangue e prana in quella zona.
Fino a poco tempo fa ciò poteva essere considerato come una semplice affermazione degli yogin, ma le recenti ricerche, confermate dal biofeedback, mettono in evidenza il ruolo del pensiero e la sua influenza nell’irrigazione di una zona corporale qualunque. Si può, per esempio, aumentare l’afflusso di sangue in una mano, inviando il pensiero concentrato per un paio di minuti.      
Se è vero che secondo l’ottica yogica non bisogna identificare la mente con il cervello materiale, è vero anche che le loro azioni si combinano in modo molto profondo.
Lo stato fisiologico del mio cervello, e di ognuna delle sue cellule, influenza fortemente la mia attività psichica e viceversa. Posso dunque agire sui supporti fisiologici della mia vita psichica per aumentare il mio potenziale mentale. Sono in grado di regolare le “tensioni” all’interno del cervello stesso. L’uomo moderno stressato dal lavoro e dai pensieri esige dal suo cervello un’attività intensa nelle peggiori condizioni: cervello sottoalimentato, vasi sanguigni contratti ecc. L’uomo agisce come un’autista che viaggia con l’acceleratore spinto al massimo (attività febbrile) e il freno tirato (spasmi). Niente di strano, dunque, che danneggi la sua capacità di concentrazione, che perda la sua facoltà di decisione, la memoria ecc.   
Il semplice fatto di disporre in permanenza di un cervello rilassato e attivo, ben irrorato di sangue e ossigenato grazie alla respirazione yogica, aumenta le nostre risorse rendendoci capaci di risolvere
i problemi ed eliminare l’origine
delle tensioni.

QUALI ZONE ATTIVARE?
Se mi interiorizzo nella parte del cervello là dove le pulsazioni si percepiscono meglio otterrò una stimolazione non specifica, generalizzata, dell’insieme della massa cerebrale. Se desidero stimolare la corteccia cerebrale, sito privilegiato della coscienza, dello stato di veglia e dell’intelletto, porterò l’attenzione verso la volta, la cupola del cranio, per recuperare velocemente le energie dopo un’intensa attività intellettuale.
Spostando le pulsazioni verso il dietro della testa, verso il bulbo, attiverò le zone cerebrali che comandano i processi fisiologici della vita vegetativa, migliorando la vivacità dei miei riflessi, il mio senso dell’equilibrio e la mia coordinazione motoria. Il sistema nervoso vegetativo (parasimpatico) sarà stimolato e le funzioni fisiologiche normalizzate, ottenendo una miglior digestione, assimilazione ed evacuazione.
Questo lavoro di attivazione attraverso l’interiorizzazione non porta nessuna conseguenza negativa e non nuoce assolutamente al cervello, ma è fonte di energia.

SVILUPPARE LE FACOLTÀ
L’applicazione logica più importante consiste nella stimolazione dei lobi frontali per sviluppare delle facoltà come l’intuito e la telepatia. Per ottenere questi risultati bisogna interiorizzarsi al centro della fronte, dove gli yogin situano il “terzo occhio”, inviarvi le pulsazioni a lungo, sentire come un martellamento, fissare lo sguardo verso l’alto e unire ad ogni battito la OM mentale.
Durante l’attivazione possono verificarsi dei fenomeni luminosi colorati, chiamati fosfeni, ai quali non bisogna dare molta importanza, sono una reazione normale all’esercizio, vanno e vengono.
Il tempo consigliato per una pratica efficace è di circa 2 o 3 minuti minimo.
È evidente che i risultati saranno proporzionali alla “qualità” e alla “durata” dell’esercizio.  Solo la pratica persistente e duratura potrà portare dei risultati apprezzabili come, per esempio, lo sviluppo dell’intuito. Se non si dispone di più tempo bastano questi 2 o 3 minuti per ottenere un buon rilassamento del cervello, e ricordiamo che si può praticare in ogni circostanza e dappertutto.
Gli esercizi brevi ma ripetuti prevengono le tensioni muscolari nella nuca, sciolgono gli spasmi vascolari cerebrali, producendo già un’attivazione cerebrale limitata.  Alla fine di una giornata attiva invece di sentirvi stanchi, come svuotati di ogni energia, snervati, sarete freschi e sereni come appena alzati. È consigliabile però, oltre a qualche breve pratica durante la giornata, anche un’interiorizzazione più lunga, 10 minuti circa, la mattina presto o la sera.
In che ordine procedere?  Se prevediamo una seduta di circa 10 minuti bisogna iniziare con una presa di coscienza delle pulsazioni nel centro del cervello (circa 2 minuti), poi interiorizzarsi nel centro della fronte, sempre accompagnando l’ascolto con l’OM mentale per attivare i lobi frontali (circa 3 minuti). Si sposta poi l’ascolto verso la sommità del cranio (2 minuti) per finire nella parte posteriore, il cervelletto e il bulbo.

Attivare il midollo spinale. L’esercizio può completarsi con l’attivazione del midollo spinale, che costituisce anche una prova a parte e può essere praticato separatamente.
Quando la concentrazione sulle pulsazioni si è stabilizzata sul bulbo rachidiano, nel centro respiratorio, spostare l’attenzione alle vertebre cervicali e successivamente scendere alle dorsali, le lombari, la zona sacrale fino al perineo, il Muladhara chakra, centro dell’energia-radice.
Questo esercizio può risultare più difficile del precedente e provocare dei fenomeni diversi, come sensazione di calore e di formicolio. È inoltre consigliato solo a praticanti avanzati sotto la guida di un maestro.

Sviluppare la memoria. Tra gli altri effetti dell’attivazione del cervello, bisogna citare il miglioramento della concentrazione, ma anche della memoria e della capacità di visualizzare ricordi del passato o creare delle rappresentazioni mentali molto nette, molto chiare. Siccome le visualizzazioni o la creazione di immagini mentali sono alla base di tutte le meditazioni yogiche, ma anche di ogni creatività artistica, si capisce l’importanza della pratica. Ricordiamoci che la memoria è una facoltà “chiave” senza la quale la nostra psiche non potrebbe funzionare.
Grazie agli effetti diretti e indiretti che questi esercizi procurano, si possono considerare un ottimo investimento del nostro tempo.

Tratto da un articolo di André Van Lysebeth. Rivista “Yoga” No. 197, 1981  

*André Van Lysebeth è stato uno dei pionieri dello yoga in Occidente. Ha scritto diverse opere su questa disciplina che sono state tradotte
in decine di lingue raggiungendo,
in alcuni casi, tirature di milioni di copie. Il suo insegnamento ha influenzato un’intera generazione
di insegnanti di yoga

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