Il linguaggio degli ambienti

Un patrimonio millenario di conoscenze su come gli ambienti influenzano l’organismo e la psiche umana. Il Feng Shui è una disciplina nobile, ben lontana dall’immagine semplificata e distorta che oggi spesso la accompagna

A cura di Lorenzo Durand 13 Apr 2017
Il linguaggio degli ambienti

Il mondo in cui viviamo ci influenza in tanti modi: le aspettative e le pressioni sociali, le opinioni degli esperti nei vari campi, il contatto prolungato con certe persone, la pubblicità… La nostra vita quotidiana è un continuo fluire di suggestioni.
Negli ultimi 150 anni, le scienze umane hanno esplorato in lungo e in largo i condizionamenti imposti dalla società, dalla famiglia, dai “persuasori occulti” di ogni tipo. Vi è però un tipo di influenza che la scienza e la psicologia hanno quasi del tutto trascurato: l’influenza dell’ambiente fisico. Ciò è strano, perché contrariamente a molte delle suggestioni a cui siamo continuamente esposti, il fatto che diversi luoghi provochino in noi determinate risposte psicofisiche è evidente a tutti. 

L’INFLUENZA DEI LUOGHI
Entrare in una Spa dà una sensazione molto diversa che entrare in un ospedale, un casinò, un campeggio, uno stadio o una cattedrale. Dormire in alta montagna dà sensazioni diverse dal dormire in riva al mare.
Luoghi diversi possono indurci gli stati d’animo più vari, come ansia, confusione, irritazione, inquietudine, noia, eccitazione, fiducia, rilassatezza, apertura, entusiasmo, competitività, riflessività. Occupare un posto diverso allo stesso tavolo, o nella stessa stanza, può cambiare la qualità del nostro lavoro, e anche qualificarci in modo sottile come leader o subordinati, compagni o avversari, protagonisti o pubblico. E anche se forse non ci siamo mai chiesti il perché, tutti noi abbiamo dei posti che prediligiamo e consideriamo “nostri”, o che istintivamente evitiamo.
Queste esperienze sono parte del nostro vissuto quotidiano; eppure, nessuno le ha mai indagate abbastanza a fondo da costruirvi intorno una scienza, né tanto meno una corrispondente “tecnologia”. Non nel moderno Occidente.
Il compito di tentare questa impresa è toccato alla Cina dei primordi. Quel tentativo, il cui inizio coincide con gli albori della civiltà, è ciò che oggi chiamiamo Feng Shui: un patrimonio millenario di conoscenze su come gli ambienti - naturali o artificiali - influenzano l’organismo e la psiche umana. Certo, detto così suona molto più nobile e grandioso di come il Feng Shui appaia oggi a chi sfogli un manuale o frequenti uno dei tanti corsi sull’argomento. In effetti, la maggior parte di coloro che hanno trattato la materia negli ultimi 50 anni - un battito di ciglia nella storia della disciplina - hanno fatto il possibile per farla sembrare un mucchio di sciocchezze.

IL FENG SHUI "SPAZZATURA"
Il Feng Shui è stato presentato come un insieme di regole di provenienza non chiara, volte ad “armonizzare” misteriose energie all’interno dell’abitazione, oppure come una pratica magica, grazie alla quale, posizionando oggetti particolari in determinati punti di uno spazio, si potrebbero ottenere la salute, la fortuna sul lavoro, il partner ideale e così via. Se proviamo a chiedere a un campione casuale di europei che cosa sia il Feng Shui, i pochi che ne hanno sentito parlare potrebbero rispondere che è uno stile di arredamento orientale, o una sorta di bioarchitettura cinese, o una pratica di “pulizia energetica” degli spazi. Insomma: poche idee, ma confuse.
Perché questa situazione? Di certo, le origini esotiche non aiutano. La lingua e la cultura cinese sono così profondamente diverse dalle nostre, e il Feng Shui così complesso, che i malintesi erano inevitabili. Tuttavia, tali malintesi avrebbero potuto essere facilmente superati, se solo l’Occidente avesse affrontato la materia con la serietà che merita.
Purtroppo, ciò non è avvenuto: il Feng Shui è stato finora snobbato dalle autorità accademiche, che lo considerano, tutt’al più, a livello di curiosità etnologica, negandogli ogni efficacia operativa. Il fast food spirituale della new age, invece, ha colto la palla al balzo, catturando un animale raro e praticamente sconosciuto per buttarlo nel suo immane tritacarne e farne l’equivalente degli hamburger. A partire dagli anni ‘80, in particolare negli Stati Uniti, personaggi variopinti hanno pensato bene di estrapolare dal Feng Shui tutto ciò che poteva attrarre un pubblico abituato a consumare rapidamente contenuti poco impegnativi, a pretendere soluzioni facili e immediate, un pubblico desideroso di credere risparmiandosi di riflettere, e hanno ignorato tutto il resto, riempiendo i buchi più grandi con invenzioni pure e semplici.
Il risultato è che l’immagine oggi più diffusa del Feng Shui non è altro che una grottesca caricatura della disciplina originale. È un po’ come se la nostra immagine dell’agopuntura si basasse su dei manuali fai-da-te da pochi euro che sentenziano assurdità come “per la fortuna in amore, piantare un ago con un fiocchetto rosa intinto in essenza di gelsomino nel punto degli amanti eterni”. 
Per quanto strano possa sembrare, l’idea che molti hanno del Feng Shui - una discipina non meno antica e sofisticata della medicina cinese - deriva proprio da testi di questo genere. Basta una rapida ricerca online per trovare interi negozi di cianfrusaglie esotiche vendute a caro prezzo come talismani “risolutivi” da inserire nell’abitazione. 
Questa impostazione è ormai così diffusa che per distinguere lo studio e la pratica della disciplina originale dalle derive commerciali più aggressive è nato il termine “junk Feng Shui”, cioè “Feng Shui spazzatura”. Il termine è eloquente, e vorrei chiedere agli operatori olistici che leggono queste righe di considerare per un attimo la situazione in cui si troverebbero qualora il loro campo fosse infestato da una “fitoterapia spazzatura” o uno “shiatsu spazzatura”, senza alcun tipo di protezione legale per la disciplina autentica. Per i più, il primo contatto con il Feng Shui avviene attraverso questa sua versione semplificata e distorta, di fronte a cui molti restano comprensibilmente delusi. Se siete fra questi, vi prego di dargli un’altra possibilità: sotto i cumuli di carabattole è nascosta una pentola d’oro.

IL CONTATTO IMMATERIALE
Prima di essere ridotto a pretesto per vendere inutili ammennicoli, il Feng Shui fu per millenni una delle “scienze naturali” taoiste. A dispetto di tutte le suggestioni misticheggianti che aleggiano negli scritti di molti autori odierni, il Feng Shui autentico si basa sull’attenta osservazione dei fenomeni naturali. Le forze che studia e utilizza non hanno nulla di sovrannaturale; sono forze naturali, che possono e dovrebbero essere indagate e verificate sperimentalmente, in modo logico e sistematico.
Vi sono oggi due atteggiamenti prevalenti verso il Feng Shui. Da una parte, quello fideistico di chi, pur non comprendendo come si ottengano certi effetti, sceglie di credere che siano possibili, e li attribuisce a forze sovrannaturali o a non meglio specificate “energie”. Dall’altra, abbiamo l’atteggiamento negazionista di chi non trovando nelle proprie conoscenze una spiegazione soddisfacente di tali effetti, rifiuta a priori che si possano ottenere.
Questi atteggiamenti, apparentemente opposti, sono in realtà due facce della stessa medaglia, e sono probabilmente legati a una caratteristica che distingue il Feng Shui dalla gran parte delle discipline olistiche e orientali. Il fatto che non agisca direttamente e materialmente sul corpo, bensì attraverso oggetti esterni ad esso, induce gli uni a pensare che agisca “magicamente”, gli altri che non agisca affatto. Si sbagliano entrambi, e dimostrano una concezione troppo ristretta di ciò che rappresenta un “contatto” tra il corpo e gli oggetti esterni. 
Una breve riflessione dimostra facilmente che oggetti e fenomeni esterni possono provocare nell’organismo reazioni anche intense in assenza di contatto fisico. Se stiamo guidando e un pirata ci taglia improvvisamente la strada, partono immediatamente reazioni nel sistema endocrino e nervoso: il corpo si prepara a risolvere un potenziale problema individuato nell’ambiente.
Tali reazioni possono sorgere anche in assenza del fenomeno reale. L’apparenza, il ricordo o l’aspettativa del fenomeno possono provocare reazioni fisiche altrettanto intense. Basti pensare al timore che possa essere capitato qualcosa a una persona cara, o alle reazioni suscitate da un film horror. Pur essendo più statici, le abitazioni e i luoghi di lavoro proiettano anch’essi film di ogni genere sullo schermo del nostro subconscio, e li proiettano continuamente, per tutto il tempo che passiamo al loro interno. È così strano pensare che ci influenzino nel profondo?
È vero che i risultati del Feng Shui - viene quasi da dire, purtroppo - hanno talvolta l’aspetto di effetti “magici”: si sposta un cancello, si alza una siepe, e due mesi dopo si trova per vie inaspettate il lavoro desiderato per anni. Ma la spiegazione di questo fenomeno apparentemente inspiegabile è in realtà molto semplice. 

ADATTAMENTO E ISTINTO
La chiave è nei meccanismi di adattamento all’ambiente, meccanismi condivisi da tutti i viventi. L’adattamento continuo all’ambiente è una legge universale della vita. Nessuna forma di vita può conservare e propagare se stessa a meno di stabilire il rapporto più efficiente e vantaggioso con il proprio ambiente. Per farlo, deve individuare le informazioni rilevanti in quell’ambiente e assumere il comportamento adeguato nel più breve tempo possibile. L’adattamento all’ambiente si esprime negli animali in ciò che chiamiamo istinto: un “programma” interno che risponde ai problemi presentati dall’esterno, applicando soluzioni rivelatesi vincenti nella storia della specie.
A dispetto del fatto che l’homo sapiens ha sviluppato - unico nel regno animale - la capacità del pensiero razionale, persiste anche in noi l’eredità ancestrale degli istinti. Anche in un essere umano odierno, le risposte agli impulsi ambientali sono del tutto automatiche, esattamente quanto in un antico uomo delle caverne, un cane, un pesce o un verme. In sintesi, potremmo dire che un essere vivente esegue continuamente le “istruzioni” dettategli dal suo ambiente. L’esperto di Feng Shui non fa altro che chiudere il cerchio: dà forma all’ambiente in modo che esso provochi nell’organismo le risposte desiderate. 

L'APPLICAZIONE SPONTANEA
L’illusione di un effetto “magico” è dovuta al fatto che la persona media sottovaluta enormemente sia la forza dell’influenza ambientale, sia la precisione con cui è possibile modularla. Il Feng Shui eleva la suggestione ambientale ad arte; ma lo stesso principio viene applicato in modo più semplice e spontaneo nella concezione di molti oggetti quotidiani.
Vi siete mai chiesti, ad esempio, perché il semaforo usi proprio il rosso e il verde? In natura, il verde è il colore della vegetazione, e dove vi è molta vegetazione, vi sono molte risorse: l’animale in cerca di cibo non è costretto a competere con altri individui o specie, e può quindi allentare la tensione. Il rosso è ovviamente il colore del sangue; per un mammifero non dominante e non predatore è segno della presenza di predatori e quindi di pericolo: come tale, attira l’attenzione e aumenta la vigilanza.
Ecco spiegato perché nei semafori e in generale nella segnaletica stradale di tutti i Paesi usiamo il verde per dire “è tutto ok, procedi tranquillo” e il rosso per dire “attenzione! c’è un pericolo!”.
Questo è un modo semplice ed efficace di integrare le risposte naturali dell’organismo nella concezione di un oggetto comune. Penso che nessuno consideri “superstiziosi” la costruzione e l’uso dei semafori. Probabilmente, l’inventore del semaforo non aveva mai sentito parlare di Feng Shui, e forse non usò neppure quelle associazioni cromatiche in modo intenzionale. Fatto sta che il semaforo è un ottimo esempio di logica Feng Shui: anziché dare forma all’ambiente in modo arbitrario, secondo concetti e logiche astratte, partiamo dalla costituzione psicofisica dell’essere umano, inserendo negli oggetti suggestioni che rendano il loro uso più intuitivo, o che facilitino l’attività a cui un certo ambiente è destinato. 

UN LINGUAGGIO NON VERBALE
In conclusione, il Feng Shui non è un insieme di regole o “ricette” standard: è un modo di osservare il mondo, per riconoscere i rapporti sottili tra le cose. Dove gli altri vedono soltanto oggetti, un vero esperto di Feng Shui percepisce dei messaggi, ossia ciò che quegli oggetti ci suggeriscono sottilmente di fare, sentire, pensare.
E chi sa ascoltare, impara anche a parlare: oltre a riconoscere i messaggi, chi apprende il Feng Shui è in grado di formularli. Ecco perché il Feng Shui può essere definito un linguaggio, il linguaggio non verbale delle cose. Il livello di un praticante di Feng Shui non è quello dei suoi diplomi, dei maestri a cui è affiliato, delle “tecniche segrete” che magari si gloria di aver pagato a caro prezzo: è il livello a cui padroneggia quel linguaggio senza parole. 
È la sua abilità di decodificare, e in seguito costruire, messaggi sempre più articolati e precisi attraverso le inesauribili combinazioni di forme, colori, sensazioni tattili, suoni.
Dire che il Feng Shui serve ad “armonizzare” gli spazi, come spesso si sente, è un po’ come dire che il linguaggio parlato serve a comporre poesie. La poesia è un uso particolare delle parole; se ne possono fare molti altri, e lo stesso vale per le “parole” del Feng Shui. Ogni giorno, gli ambienti in cui viviamo ci lanciano sfide, insulti, minacce, provocazioni, ma anche incoraggiamenti, rassicurazioni, complimenti, ci parlano di noi stessi e delle nostre possibilità nel mondo.
La loro influenza è silenziosa, ma profonda: chi apprende correttamente i principi base del Feng Shui e comincia a confrontare le vite delle persone con la loro abitazione resta immancabilmente stupito dalla profondità e dalla precisione delle corrispondenze.
Non importa quanto superiori pensiamo di essere al cane, all’orso, alla scimmia; condividiamo con loro una parte molto importante di noi, e se siamo disposti ad accettarla e a curarla, riusciremo anche a esprimere meglio il nostro potenziale umano. Non possiamo impedire al corpo e alla mente di seguire le istruzioni dell’ambiente, ma possiamo scegliere e disporre i nostri luoghi di vita in modo più saggio, più naturale, e più corrispondente ai nostri desideri e obiettivi.

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