Banaba e Opuntia: un aiuto concreto per neutralizzare la fame

Sono molti i vegetali, anche poco conosciuti, che riescono a smorzare la fame compulsiva.

Stefania La Badessa 18 Jan 2017
Banaba e Opuntia: un aiuto concreto per neutralizzare la fame

Per migliorare i risultati ottenuti grazie ad un regime dietetico controllato è possibile ricorrere ad alcuni integratori di origine naturale, derivati per lo più da piante officinali, che – a seconda delle loro caratteristiche specifiche – riescono a intervenire sul problema su più fronti, ottimizzando gli sforzi fatti con l’attività fisica e la dieta. L’azione di principi attivi naturali come quelli della Banaba e dell’Opuntia può essere utile per intervenire su uno dei nemici più subdoli e pericolosi della dieta, responsabile del fallimento dei migliori propositi: il senso di fame, che - oltre a rendere difficile il controllo dell’alimentazione - può compromettere i risultati ottenuti innescando quella “voglia di qualcosa di dolce” fuoripasto che spesso finisce per vanificare gli sforzi fatti fino a quel momento.

La Banaba, dalle Filippine contro obesità e diabete
La Lagerstroemia speciosa, nota nelle Filippine come “Banaba”, è una pianta utilizzata da secoli dalla medicina tradizionale locale per contrastare sovrappeso e diabete. Si tratta di un albero, originario del sud-est asiatico.
Ancora poco nota alla fitoterapia occidentale e poco diffusa nel nostro Paese, questa bella pianta dai vivaci fiori violacei, si è da qualche anno imposta all’attenzione del pubblico, grazie ad alcuni studi clinici che hanno confermate le notizie tramandate dalla medicina popolare.
Dalle sue foglie, lisce e brillanti, si ottiene un estratto ricco di principi attivi, responsabile delle proprietà ipoglicemizzanti: tra questi spicca per importanza l’acido corosolico, ma non vanno dimenticati anche un ellagitannino e un gallotannino.

Dosi: per la Banaba, reperibile in commercio come estratto secco in capsule, le dosi finora sperimentate vanno dagli 8 ai 48 mg/die di estratto all'1 per cento di acido corosolico (guardare sempre le etichette). Meglio evitare l'assunzione in gravidanza e nell'infanzia.


L'insulina "verde"
L’efficacia dei principi attivi della banaba ha fatto guadagnare a questa pianta la definizione di “insulina-verde”, in virtù della sua capacità di comportarsi in modo simile all’insulina, favorendo l’ingresso e quindi l'utilizzo del glucosio da parte delle cellule, con effetti sui valori glicemici riscontrabili già dopo le prime 4 settimane di utilizzo.
Grazie alla sua capacità di limitare le oscillazioni del livello di zuccheri nel sangue, la banaba può giocare un ruolo importante per il mantenimento dei regimi dietetici controllati: proprio la variazione della concentrazione degli zuccheri nel sangue innesca infatti nell’organismo non solo la sensazione di fame, ma anche il desiderio di alimenti dolci.
L’assunzione della banana può in definitiva interrompere il circolo vizioso che – innescato dall’assunzione di carboidrati – porta a ricercare altri zuccheri, capaci di placare solo per poco il senso di fame.
L’acido corosolico sarebbe inoltre in grado di agire direttamente sul tessuto adiposo inibendo l’espansione della massa adiposa.

Sorpresa: il fico d'India per evitare l'assorbimento di grassi e zuccheri
Nota già agli Aztechi e agli Incas che la ritenevano una pianta sacra e la conoscevano con il nome di “nopal”, l’Opuntia (Opuntia ficus indica) è una pianta tipica delle regioni dal clima secco e arido. Noi lo conosciamo con il nome "fico d'India".
Come è facilmente comprensibile dal suo aspetto, questa pianta appartiene alla famiglia delle Cactaceae ed è originaria del Messico e delle zone tropicali dell’America.
Ben naturalizzata nelle zone temperate di tutti i continenti, l’Opuntia è ampiamente diffusa nelle zone mediterranee del nostro Paese, soprattutto in Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna, dove viene coltivata anche a scopo alimentare: dai grossi fiori della pianta, di colore tra il giallo e il rosso porpora si sviluppano infatti frutti carnosi, rivestiti di spine ma dal cuore dolce e succoso, ricchi di sali minerali, vitamine (soprattutto C), calcio e fosforo.

Effetto spugna
A scopo curativo si utilizzano soprattutto i cladodi (si veda qui sotto), ma anche i fiori e i frutti, raccolti in estate. Nei cladodi sono infatti racchiuse diverse tipologie di principi attivi, come fibre, flavonoidi, aminoacidi, carotenoidi, vitamine e sali minerali: ma ciò che garantisce alla pianta le sue proprietà curative è in realtà il suo elevato contenuto di mucillagini (composte prevalentemente da galattosio, arabinosio, opuntiammannano): a contatto con l’acqua queste ultime sono in grado di assorbire il liquido e di rigonfiarsi fino a raggiungere dimensioni 10 volte maggiori di quelle iniziali formando una massa gelatinosa e viscosa.

Come funziona?
L’Opuntia è in grado di intervenire in due modi sul problema peso corporeo:
· Innanzitutto riduce l’appetito, grazie ad un’azione meccanica di riempimento dello stomaco. Favorisce la distensione delle pareti di quest’ultimo, è in grado di favorire un più rapido  raggiungimento del senso di sazietà, consentendo così il rispetto dei regimi dietetici controllati.
· Inoltre, mescolandosi, durante il percorso nell’intestino, ai vari cibi, questo vegetale limita l’assorbimento e quindi l’assimilazione di grassi e carboidrati, che vengono eliminati dall’organismo senza essere utilizzati.
L’azione delle mucillagini favorisce inoltre il transito intestinale, assicurandone una maggiore regolarità e riduce eventuali infiammazioni a livello gastrico grazie ai suoi effetti gastroprotettivi, antiacido e cicatrizzanti.
Oltre che nella riduzione del sovrappeso, l’opuntia è quindi indicata anche in caso di disordini metabolici (iperglicemia, dislipidemie), nell’ulcera gastrica, nella cattiva digestione, nella stipsi e anche in presenza di emorroidi.

Dosi: 2-3 compresse o capsule di estratto secco titolato da assumere – con un bel bicchiere d'acqua – almeno 15 minuti prima dei pasti.

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