Discipline olistiche
Respirazione cosciente e consapevole
Trascorriamo la nostra vita senza prestare attenzione al nostro respiro. Eppure, se iniziamo a osservarlo scopriremo quanto sia importante conoscerlo e gestirlo al meglio.
Parlare di respiro sembra banale: respiriamo dal primo momento di vita, e continuiamo a farlo ininterrottamente fino a quando esaliamo l’ultimo, quello che pone fine alla nostra vita terrena. Il respiro è quindi una capacità di tutti, che accomuna ogni uomo e donna. Eppure, se impariamo a conoscere il significato profondo della respirazione, scopriremo che di banale, in realtà, c’è ben poco.
Il compagno di tutta la vita
Il respiro ci accompagna nei momenti difficili, nei momenti di grande sofferenza, ma anche nei momenti di grande gioia e di piacere, di entusiasmo.
Ha una sua facoltà, quella di adattarsi a tutti gli eventi. Osservare il proprio ritmo del respiro, o il ritmo del respiro di un’altra persona, ci permette di comprendere lo stato d’animo in cui si trova la persona. Quindi il respiro è rilevatore di una condizione psicofisica.
Mi aveva molto impressionato quando, a diciotto anni, incontrai la mia prima insegnante di yoga, una donna indiana alla quale chiesi di darmi un mantra. I maestri della tradizione erano soliti dare un mantra a ogni allievo, perché il mantra si doveva adattare alla condizione dell’allievo. Lei mi fece stare seduto davanti a lei e mi chiese di chiudere gli occhi. Pur senza trasgredire alla sua richiesta, continuavo a chiedermene il motivo. A un certo punto non resistetti più e aprì gli occhi: lei, di fronte a me, mi fissava intensamente e mi ripeté di chiuderli nuovamente. In seguito, per molti anni, mi sono chiesto il motivo di quella strana situazione, in cui la donna, in silenzio, non smetteva per un solo secondo di fissarmi. La risposta era semplice: la mia insegnante osservava il mio respiro per comprendere qual era l’attitudine mentale alla quale io ero condizionato e assoggettato. L’osservazione di come respiravo le serviva per decidere quale mantra darmi.
Il respiro… parla
Questa storia di vita vissuta ci fa capire come osservare il ritmo del respiro, senza che le persone necessariamente esprimano contenuti e concetti, permette all’esperto di comprendere quale persona abbiamo davanti: se è una persona con una mente agitata, oppure una mente stabile, concentrata, rilassata… Il respiro, come il battito cardiaco, è rivelatore dello stato psicofisico di una persona
Gli yogi del passato si sono molto dedicati a osservare il respiro, e la loro domanda era: se il respiro può anche essere volontario e se è vero che lo stato mentale condiziona l’azione del respiro è anche vero che se si opera un’azione volontaria sul respiro si può forse condizionare lo stato mentale? A questa domanda gli yogi hanno risposto sì: imparare a gestire il movimento ritmico del respiro cambia lo stato d’animo e la condizione mentale dell’individuo.
Raggiungere la dimensione meditativa
Il respiro diventa quindi il perno sul quale si poggia lo yoga, l’elemento fondamentale per cambiare la condizione interiore. Si può, attraverso l’azione del respiro, passare da uno stato di agitazione e dispersione mentale a uno stato di gioia e entusiasmo. Il ritmo del respiro è stato sviscerato dallo yoga in una forma estremamente evoluta. Ci sono, nello sviluppo di quella scienza che è il pranayama, un’infinità di modi di respirare, si può dedicare una vita a gestire, a imparare a modellare il ritmo del respiro e a trasformarlo.
Quindi imparare a respirare è il modo migliore per apprendere come cambiare gli stati di coscienza. Questo tipo di operazione gli yogi l’hanno ideata per entrare in uno stato di meditazione: per loro lo stato di meditazione è un evento conseguente all’azione respiratoria che viene indotta volontariamente. La respirazione ci può portare a trasformare la nostra condizione interiore al punto da aprire le porte a una dimensione meditativa
La meditazione non è un esercizio di concentrazione; la dimensione meditativa deriva dalla capacità di imparare a modellare il proprio ritmo del respiro.
Quando l’atto è volontario
Prima di parlare di yoga bisogna parlare di respiro e insegnare alle persone a respirare. È necessario quindi prendere contatto con l’essenza stessa della nostra esistenza che è il respiro, imparare a conoscere la relazione che c’è tra tutti i muscoli respiratori. È una pratica riposante, non c’è niente di faticoso, si può fare seduti su una sedia o a terra, lo possono fare anziani, persone adulte, anche bambini. Dovrebbe essere un servizio pubblico insegnare a respirare e dire alla gente e ai bambini: guardate che si può respirare anche volontariamente; ci si può dedicare al respiro, è un investimento per il futuro insegnare a tutti a respirare.
Flusso da rallentare
Noi abbiamo un bulbo, un centro nervoso che comanda l’azione respiratoria a seconda del fabbisogno del fisico e della mente. Il respiro si modella in funzione del fabbisogno. L’ossigeno è il prodotto del respiro, ma l’ossigeno deve avere dei tempi di fissazione. Un respiro veloce non permette l’assimilazione dell’ossigeno. È importante l’ossigenazione ma anche l’eliminazione dell’anidride carbonica. Affinché si aumenti il livello di ossigenazione bisogna rallentare il flusso del respiro.
Tutte le cellule del nostro corpo hanno bisogno di essere ossigenate, quindi imparare come si respira è importante. Gli yoghi l’hanno appreso migliaia di anni fa, quando le conoscenze di anatomia erano molto limitate, e hanno individuato il metodo corretto, valido ancora oggi. L’uomo moderno non si è mai interessato all’azione respiratoria, pensa che sia sufficiente il respiro spontaneo.
Diamo elasticità alla gabbia
Per concludere, il respiro è un processo nel quale, in modo consequenziale, i muscoli incominceranno a dare avvio a questo meraviglioso processo respiratorio che partirà dai muscoli inferiori, ovvero il diaframma, per poi interessare anche i muscoli superiori. I polmoni senza muscoli e senza la struttura che è la gabbia toracica non potrebbero respirare. I polmoni non possono espandersi da soli, hanno bisogno del torace, gabbia che dilata i polmoni come una fisarmonica, si apre e si chiude.
La gabbia toracica è, per l’appunto, una gabbia, ma noi che impariamo a respirare la rendiamo “meno gabbia”, facendola diventare elastica per dare efficacia all’azione respiratoria.
Antonio Nuzzo, maestro di Yoga tra i più autorevoli e apprezzati in Italia.
www.centrostudiyogaroma.com
-
Category
Yoga -
Hits
235 times


