Discipline olistiche
Le tante sfaccettature dello stress
Disturbo tra i più frequenti nella nostra società sempre di corsa, lo stress si manifesta in svariati modi e richiede perciò risposte adeguate. Prima di tutto, bisogna comprendere da quale malessere è generato.
Lo stress può essere inteso sia come uno stimolo (un evento interno o esterno che produce un’attivazione psicofisiologica) sia come una risposta che l’individuo mette in atto nello sforzo di rimanere in relazione adattiva con il suo ambiente. In quanto risposta, rappresenta quindi un tentativo dell’organismo di mantenere un’omeostasi (equilibrio dinamico) con il suo contesto di riferimento. Sebbene il termine venga utilizzato per lo più con un’accezione negativa, non è detto che faccia necessariamente riferimento a qualcosa di disturbante o sfavorevole per l’individuo. È possibile infatti distinguere tra eustress (uno stimolo che richiede un adattamento ma che è percepito come costruttivo, evolutivo per la persona) e distress (quando la sollecitazione, per le risorse attuali dell’individuo, è troppo intensa o prolungata).
Aspetti di complessità legati allo stress
Per imparare a conoscere e gestire lo stress è importante innanzitutto comprendere in quali circostanze possiamo sviluppare questo tipo di risposta. Possono infatti esistere stress acuti, legati ad eventi di vita circoscritti (ad esempio traslochi, cambiamenti di lavoro, separazioni, ecc.) o cronici, vale a dire situazioni in cui gli elementi perturbanti sono protratti nel tempo (ad esempio la gestione di familiari malati, il persistere di relazioni conflittuali, difficoltà economiche irrisolte, ecc.).
Può accadere che la risposta ad eventi traumatici puntuali (es: incidenti, aggressioni, lutti, ecc.) possa trasformarsi in un disturbo prolungato: è il caso del Disturbo Post Traumatico da Stress, vera e propria condizione di sofferenza psichica, che richiede l’intervento di specialisti.
Comprendere quali possano essere le fonti del nostro disagio è importante tanto quanto realizzare che lo stress è una risposta complessa. Vale a dire che impatta su diversi piani della nostra esperienza: quello fisico (con sintomi che possono essere anche molto diversi da individuo a individuo) e quello psichico (emotivo, cognitivo, relazionale, ma anche energetico). Aiutare il nostro organismo a fronteggiare lo stress significa quindi prendere in considerazione e avere cura di TUTTI questi aspetti. L’illusoria distinzione tra mente, corpo, emozioni e spirito, può farci credere che basti focalizzarsi su uno di questi piani per risolvere il problema. Ma ciascuno di essi ha ricadute sugli altri.
Sempre più spesso si parla di connessione tra stili di vita e patologie stress-correlate ma è chiaro che se si vuole andare alla radice del problema non si può mantenere un approccio focalizzato sul sintomo. È necessario invece prendere in considerazione tutti i piani dell’esistenza, che sono quelli coinvolti nella risposta di stress.
Uno specchio della cultura odierna
Ogni disagio, ogni disturbo che sperimentiamo, ben lungi dall’essere una persecuzione o una punizione, arriva per comunicarci qualcosa di importante su noi stessi. Proprio l’incremento e la diffusione di malattie stress-correlate (ad esempio patologie cardiovascolari, disturbi del sistema nervoso, patologie della pelle, malattie autoimmuni, ma anche disturbi psicoemotivi quali ansia e depressione), in special modo nel mondo occidentale, dovrebbe farci riflettere.
Una risposta di stress è inevitabile in un contesto super-stimolante, sovraeccitato, iper-mentalizzato e dominato dai valori di performance e competizione quale è il nostro. Un contesto in cui il sistema nervoso SIMPATICO è attivato oltre misura… non a caso è un contesto in cui bisogna essere a tutti i costi “SIMPATICI”, ovvero disponibili, sul pezzo, prestanti.
Le reazioni di stress arrivano per lo più in situazioni in cui non c’è spazio e tempo per l’ascolto, per il riposo, per il recupero. Eppure ogni funzione fisiologica umana (la respirazione, il sonno, la fame, la sessualità, il battito cardiaco, ecc.) è caratterizzata da un’alternanza di attività e riposo.
Prendiamoci il giusto tempo
Anche la natura ci mostra come la vita sia indissolubilmente legata a ritmi, a pulsazioni, a cicli (basti pensare alle stagioni). Fasi di distensione, di rilassamento – soprattutto a seguito di attività (siano esse fisiche, emotive o cognitive) – sono invece necessarie per un efficace recupero delle energie e per l’accrescimento stesso delle nostre capacità. Ma spesso pensiamo al tempo dell’ascolto e del recupero come a perdite di tempo. Ciò accade quando facciamo coincidere il valore della nostra esistenza con quello che facciamo, che produciamo, con i riconoscimenti esterni che possiamo ottenere grazia alla nostra attività. C’è un fraintendimento fondamentale alla base di tutto questo. E quando affermo che lo stress spesso è il sintomo di un malessere anche spirituale mi riferisco a quanto appena detto.
Resistenza non è resilienza
Nell’affrontare questo tema desidero fare una premessa che ritengo doverosa. Di seguito mi riferirò a quelle situazioni in cui una persona, PUR AVENDO POSSIBILITÀ DI SCELTA (escludo quindi tutte quelle condizioni estreme di gravi difficoltà esistenziali), decide di non decidere o crede di non poter fare nulla di diverso da ciò che fa. Ebbene, c’è quasi sempre una posizione diversa che noi possiamo prendere. Se non fuori di noi, almeno dentro di noi (intendo dire nella visione del problema o nell’atteggiamento con cui affrontarlo, se oggettivamente immodificabile). Detto questo, desidero tornare all’aspetto che riscontro più spesso nei casi di disturbi da stress.
Nella cornice di una cultura che valorizza la prestazione, il fare, il “non mollare mai”, è naturale che l’attitudine prevalente con la quale si tende ad affrontare una difficoltà, un disagio, sia quella o di voler “vaporizzare” la fonte di disturbo, annientandola in un nanosecondo, eliminandola dal proprio campo di esperienza, oppure – quando ciò non riesca o non sia attuabile – di opporle strenua resistenza, quasi a volersi misurare in una prova di forza col “nemico”. Senza rendersi conto che quel nemico siamo noi stessi. Perché non ascoltiamo il messaggio profondo che ogni disagio, ogni disturbo ci porta. Ma l’ascolto implica tempo, attenzione, raccoglimento, gentilezza, compassione. Tutti aspetti che non trovano spazio in una cultura alla rincorsa, focalizzata sull’accumulo (di soldi, di apprezzamenti, di relazioni, di cose…) più che sullo stare nel flusso delle cose.
Spesso il tentativo di distogliere l’attenzione dal problema (magari facendo ancora più cose) o di anestetizzarsi (attraverso il consumo di alcol, droghe o cibo), non fa altro che aumentare lo stress. Si assiste ad un organismo in preda ad un “troppo pieno” che cerca affannosamente altri stimoli fuori da sé. Rendendo quel pieno ancora più pieno. Fintanto, come spesso accade, che il sistema non esplode e arrivano sintomi, anche fisici, ben più importanti.
Quale soluzione?
Quanto appena detto dovrebbe aprire un po’ la nostra visuale sul tema e farci comprendere che il problema non trova soluzione solo nelle tecniche. Sebbene siano necessarie e utilissime, da sole non sono sufficienti se non si considera la cornice più ampia di cui lo stress è espressione. Promuovere nella persona una riflessione sui suoi stili di vita, sui suoi valori, sulla sua responsabilità nel mantenere attivi dei meccanismi disfunzionali è indispensabile. Tornare ad una presenza gentile ed empatica, ad un contatto consapevole con Sé, è di fondamentale importanza. Conoscere se stessi, dare spazio all’ascolto e al contatto con la propria essenza, lo sono altrettanto.
Ritrovare una connessione profonda con il proprio Centro richiede tuttavia un’apertura non giudicante e una sensibilità all’ascolto che vanno stimolate e allenate. In quest’ottica credo che diversi orientamenti siano di grande utilità: dai percorsi di crescita personale allo shiatsu, dallo yoga alla meditazione, dai lavori corporei a quelli energetici. Credo che sia necessario integrare lavori su più piani.
Patrizia Pascucci, counselor
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