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Acqua, Maestra dei Maestri 

Due discipline originali e da scoprire, i cui benefici indiscussi sono purtroppo finora privilegio per pochi fortunati. Servono infatti più strutture predisposte all’immersione in acqua isotermica.

Tra le discipline bio-naturali ce ne sono alcune che prevedono, oltre all’impegno per impararne l’arte e la regola, un ulteriore e costante esercizio di volontà: sono le discipline a mediazione acquatica, quelle che richiedono, per la loro pratica, di essere immersi in acqua a temperatura fisiologica, la stessa temperatura del corpo umano in condizioni naturali. Il Watsu®, l’Ai Chi e tutte le discipline simili che ne derivano necessitano di vasche o piscine di altezza non troppo lontana da un metro, alla temperatura di circa 35°.
Data la difficoltà che questa particolarità comporta, sia nello studio sia nella pratica professionale, sarebbe legittimo chiedersi perché tante persone si appassionino a discipline che non possono essere praticate a domicilio, che richiedono tempi accessori prima e dopo la sessione e costi per l’uso di strutture dedicate o per la gestione di un proprio spazio d’acqua. La risposta è difficile da comprendere per chi non ne abbia provato il piacere e i benefici ma, forse, comprendere che cosa accade quando siamo immersi in acqua isotermica può fare intuire le potenzialità di questo elemento come luogo di pratica e di meditazione.

Un partner prezioso
Per non lasciarci influenzare dalle preferenze soggettive ricorriamo a qualche informazione scientifica, così da avere un quadro obiettivo delle caratteristiche dell’acqua come “partner” in una sessione di Ai Chi o di Watsu®. Tutti sappiamo che il corpo umano galleggia perché il suo peso è minore rispetto al peso dell’acqua spostata; l’acqua, infatti, ha una densità pari a 1, mentre il corpo umano ha una densità pari a 0,95. Ne consegue che, quando siamo in piedi in una vasca d’acqua, il peso apparente del nostro corpo non è uguale al suo peso reale, ma risulta diminuito dalla spinta descritta nel principio di Archimede. Per fare un esempio, se siamo immersi fino ai polpacci, il peso del nostro corpo è pari al 95 per cento del suo peso reale ma, già quando l’acqua ci arriva all’ombelico, il nostro peso diminuisce del 50 per cento. Se arriva al petto si riduce al 33 per cento, quando è alle ascelle si riduce al 20 per cento e, se siamo immersi fino al collo, il peso apparente è solo del 7 per cento rispetto al suo peso reale, ossia quello che percepiamo al di fuori della vasca.

I vantaggi dell’immersione
In immersione, la pratica di una sequenza di Ai Chi risulta spesso possibile anche a coloro che fuori dall’acqua non riuscirebbero a muoversi comodamente, a tenersi in equilibrio o, addirittura, a stare in piedi. I benefici del muoversi agevolmente, senza avvertire il peso corporeo e sentendosi sostenuti dall’acqua, consentono il recupero di abilità tendineo-muscolari e di coordinamento motorio che è poi possibile sfruttare e potenziare nella vita quotidiana.
Quando poi il nostro corpo è immerso totalmente, come nel ricevere Watsu®, percepiamo appena il 3 per cento del nostro peso corporeo, ma questo non è tutto: essendo la temperatura dell’acqua isotermica, il corpo non mette in atto meccanismi di termoregolazione, si genera una sensazione generale di benessere e rilassamento globale, la muscolatura liscia e striata si rilasciano e, dopo dieci minuti, l’abbassamento del tono muscolare diventa apprezzabile, restando così fino a un’ora dopo l’uscita dall’acqua. Tutto questo potrebbe essere già sufficiente a spiegare i benefici offerti dallo scegliere l’acqua isotermica come ambiente di pratica, ma c’è di più: stando in galleggiamento con gli occhi chiusi, sorretti da un operatore in grado di minimizzare la sensazione di contatto, in assenza di stimoli sonori, olfattivi e gustativi, entriamo in uno stato di ridotta afferenza sensoriale.

Relax profondo
Che cosa avviene riguardo al tatto, il senso più esteso in quanto a ricettori sul nostro corpo? Dopo pochi minuti di immersione in un fluido a temperatura corporea i ricettori tattili riducono le informazioni trasmesse al cervello e la persona immersa di trova in uno stato simile al sonno profondo, con conseguente produzione di mediatori neuro-psichici del benessere. La ridotta afferenza sensoriale consente a chi riceve Watsu® di rilassarsi profondamente e accedere a memorie e sensazioni che il continuo ricevere stimoli, in ogni momento della nostra vita, tende a coprire.
A tutto questo si uniscono i benefici propri della tecnica praticata: per l’Ai Chi la dinamizzazione del corpo e la stimolazione dinamica dei Meridiani; per il Watsu® lo stretching, la digitopressione e la stimolazione muscolo-tendinea messi in atto dall’operatore, che avvengono quasi senza che colui che riceve se ne renda conto coscientemente, grazie allo stato di profondo relax.
Avendo chiaro il ventaglio di benefici che operare in acqua isotermica comporta, risulta più facile comprendere il perché ci si possa appassionare a discipline che richiedono spazi ancora rari e costosi in Italia, malgrado l’abbondanza di sorgenti termali e centri benessere.

Un’esperienza da divulgare
Il punto debole di queste discipline, invece, è proprio la difficoltà di farle provare agevolmente al grande pubblico: tutte le parole del mondo non rendono l’esperienza di un trattamento di nessuna disciplina bio-naturale ma, nel caso di quelle a mediazione acquatica, raccontarne gli effetti e le sensazioni provate è ancora più difficile e solo dopo averla sperimentata si prova la voglia di ripeterla. È questo il motivo per cui spesso stazioni termali e centri benessere organizzano eventi e manifestazioni in cui si invita il pubblico a provare l’esperienza del Watsu®, dell’Ai Chi, del Woga®, dell’Oceanic Bodywork® o di qualsiasi altra disciplina acquatica che possa aprire ad un nuovo modo di interagire con l’acqua.

Acqua come compagna di vita
Non a caso i maestri che hanno creato tali discipline provenivano da altre esperienze: Harold Dull ad esempio praticava lo shiatsu e Jun Konno era il preparatore atletico di squadre olimpioniche di nuoto giapponese e coreana. Una volta iniziato a praticare in acqua a temperatura isotermica, hanno intuito le potenzialità di questo mezzo e si sono lasciati guidare dall’Acqua, hanno lasciato che l’Acqua insegnasse loro il modo di rallentare, fluire, accompagnare discretamente, fino a creare nuove discipline integrative di quanto conosciuto fino a quel momento. Hanno saputo accettare l’Acqua come Maestra e farne una complice, una compagna d’arte, insegnando ai propri allievi a collaborare con essa e a non volerla sopraffare.

Antonello Calabrese

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