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La voce che vola

Il potenziale della voce umana è enorme: non si tratta solo di “suoni” che emettiamo, ma dello specchio della nostra anima.

La parola “voce” deriva dal latino vox e da vāc, un nome femminile della lingua sanscrita che esprime l’energia della parola, la sua manifestazione udibile e la condensazione, a livello sensoriale, di un movimento vibrazionale cosmico. Viviamo in un universo di vibrazioni. Quando entriamo nella materia troviamo del movimento atomico e là dove c’è movimento c’è un suono, anche se noi non possiamo udirlo. Vāc è la capacità di percepire le vibrazioni sottili e di manifestarle in parola, di rendere il metafisico fisico e di creare. Questo concetto della creazione attraverso il soffio e la parola (il verbo) è antico e possiamo trovarlo in molte culture.

Consapevoli del suo potere
La voce ci aiuta a unirci a qualcosa di più grande di noi. Abbiamo una responsabilità verso la rieducazione alla voce che troppo spesso viene usata in modo non consapevole. Le corde vocali sono un ponte tra il cuore e il cervello e anche il “sapersi esprimere” richiede un’integrazione tra pensiero e sentimento. La voce è uno strumento per in-vocare ed e-vocare attraverso la preghiera e l’uso consapevole del suono. Questa capacità è divina e come esprime in modo sublime Raimon Panikkar, “essere capaci di invocare, cioè di implorare qualcosa di più grande di noi e di infrangere così i nostri limiti, è l’inizio della saggezza, la sorgente della speranza e la condizione della gioia.”

Quando il respiro si fa suono
La voce è uno specchio dell’anima, come gli occhi. Dalla qualità del timbro, del respiro e della gestualità possiamo capire il livello di salute mentale, emozionale e fisico di una persona. La voce non è solamente uno strumento di comunicazione che “uso” a mio piacere; la voce ha origini sacre. Nei percorsi di conoscenza del sé la voce ha un potenziale straordinario grazie al controllo del respiro, all’ascolto profondo e alla sua capacità di invocare ed evocare vibrazioni sacre. Per comunicare in modo autentico ed efficace, a livello intrapersonale (con sé), interpersonale (con gli altri) e transpersonale (con qualcosa di più grande di noi), è necessario capire come funziona lo strumento vocale e come goderne per emettere suoni e parole che si allineano con l’essenza delle nostre idee.
La voce è il respiro fatto suono ed è quindi fondamentale imparare a respirare per poter emettere dei suoni sostenuti e pieni di energia. In molte culture, il soffio vitale e il suono sono all’origine dell’esistenza e così è per ognuno di noi. Veniamo al mondo ispirando e lasciamo il corpo con l’ultimo respiro. Oltre ad imparare a respirare e ad articolare la voce, impariamo anche ad ascoltare.
La voce è uno strumento, risultato di millenni di evoluzione. Abbiamo imparato a stare su due piedi e innalzarci verso il Sole per poter allungare la laringe di vari centimetri e sviluppare un collo verticale nel quale le corde vocali sono in posizione orizzontale, punto di passaggio tra la Terra e il Cielo, tra cuore e cervello. Capire come esprimere la propria voce è importante su tutti i livelli, dal mentale all’energetico, dal fisico-fisiologico allo spirituale.

Il potere delle vibrazioni
Sia il suono che pensiamo grazie alla “voce interiore” sia il suono che produciamo è costituito di vibrazioni, cioè delle onde di pensiero e onde sonore che hanno un impatto sulla materia. Per esempio, se emettete un suono vicino alla pelle della vostra mano, sentirete non solo il soffio ma anche una vibrazione che penetra i tessuti e risuona nelle ossa. La capacità del suono di guarire, grazie alla risonanza, è conosciuta da tempi antichissimi e in quasi tutte le culture umane. Quando prendo la voce e la proietto, sia come pensiero sia come suono, su quello che mangio o bevo o sulle persone, posso osservarne gli effetti. Non è semplice da capire, visto che gli effetti sono sottili. Gli studi di Jenny sulla cimatica ci sono di guida.

È dentro di noi
La capacità di sentire la vibrazione interiore proveniente da stati mentali – agitati oppure calmi – è uno dei grandi insegnamenti delle pratiche spirituali di tutte le culture. Negli insegnamenti degli Yoga Sutra di Mahaṛṣi Patañjali, il primo pada (la prima di quattro collezioni di aforismi) ci insegna che lo Yoga è il processo di raggiungimento e mantenimento della quiete del pensiero subconscio: yogaś citta-vṛtti-nirodhaḥ. L’agitazione mentale e il pensiero non controllato sono mossi da ricordi del passato o proiezioni sul futuro, in un susseguirsi di emozioni contrastanti. È importante imparare a pensare i nostri pensieri, invece di lasciare che “i pensieri ci pensino” e ci muovano in modo impulsivo. Ascoltando la voce interiore e imparando a calmarla grazie al controllo consapevole del respiro e alla focalizzazione su suoni specifici, come i mantra e altre forme di preghiera, possiamo superare l’abitudine alla preoccupazione, al rancore e alla gelosia, e creare una vita sana e efficace.

L’importanza del silenzio
Molte persone che intraprendono percorsi di formazione e coaching con me descrivono la loro voce come debole, tremolante, indecisa, agitata e comunque come non “abbastanza”. Durante i quattro anni di insegnamento accademico presso il conservatorio di teatro della Theatre School alla DePaul University di Chicago, ho creato e insegnato dei corsi sulla “narrativa di guarigione” (healing narratives) in collaborazione con il Cook County Jail, un carcere di 96 acri nel sud-ovest della città. Quando si condividono insegnamenti sulla voce con persone dalle libertà ristrette, capiamo quanto sia importante saper calmare le voci interiori distruttive e coltivare la capacità di creare silenzio dentro di sé. Da questo silenzio possiamo scegliere quali pensieri pensare e quali parole scegliere per comunicare. Questo processo creativo è molto complesso e richiede grande forza, disciplina e volontà.

Ascolto e ascolto sottile
C’è un passo importante da compiere quando decidiamo di rieducare la nostra voce verso la libertà creativa: la capacità di ascoltare. Durante oltre venti anni di studio e lavoro accademico negli Stati Uniti presso il Vassar College e la New York University a New York, e la Theatre School della DePaul University di Chicago, ho seguito dei corsi di formazione in comunicazione non violenta, inclusività e pratiche contemplative per il miglioramento personale e sociale. Al cuore di questi percorsi c’è sempre l’ascolto. l’ascolto parte da noi stessi, dal ritmo del cuore e dalla qualità del respiro. Poi si espande a percepire i suoni attorno a noi. Poi ascoltiamo la nostra voce. Poi quella degli altri. Tutti questi livelli di ascolto sono interconnessi e funzionano al massimo della loro potenzialità quando sono integrati. Lentamente, grazie a pratiche come quella che conclude questo articolo, impariamo ad ascoltare in un modo sempre più sottile, e a rilassarci mentre ascoltiamo. Più ci rilassiamo, più ascoltiamo in modo profondo. Più sono rilassata rispetto a quello che voglio sentire o mi aspetto di sentire, più sento la verità di tutte le cose. Paradossalmente, lo scopo dell’ascolto sottile è quello di percepire il silenzio, una dimensione attiva e fertile di calma che sottostà al rumore della vita di tutti i giorni. In questo silenzio, che percepiamo nella sua forma più profonda al centro del cuore, possiamo riposare, imparare e crescere.
Prova perciò a sentire e capire il rapporto tra la tua respirazione e il tuo ascolto. Prendi dei bei respiri lenti e regolari. Inizia ascoltando la tua voce interiore, oppure il battito del cuore, senza reagire e, soprattutto, provando a non distrarti. Immagina di poter rilassare le orecchie e di non dover “acchiappare” i suoni. Respira, rilassati e ascolta.
Che cosa provi? Che cosa senti? Che cosa ti insegna il tuo udito?

Sangeeta Laura Biagi è una ricercatrice, artista e coach vocale. Per avere maggiori informazioni su attività corsi ed eventi: www.soulsound.it

 

 

 

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